L’esercito fuggì di fronte a qualche soldato

Gentile dottor Lussana, in merito alla proposta di celebrazione della «giornata del riscatto» del 9 settembre, vorrei portare un mio modesto ricordo personale.
Novi Ligure, 9 settembre 1943. Una moto-sidecar tedesca si ferma davanti alla caserma del 1º Reggimento Genio Minatori, zeppa di soldati in armi. Dalla moto scendono due soldati tedeschi, uno resta alla guida, fermo davanti al portone. Le sentinelle italiane non reagiscono, i due tedeschi entrano. Scoppio di una, o due bombe a mano. Dopo pochi secondi, da tutti i lati della caserma, un fuggi-fuggi di centinaia di soldati italiani, parte già vestiti in borghese, con i pochi bagagli personali. Al centro del cortile, e sotto gli alberi dello stesso, le armi a mucchi, viste con i miei occhi di bambino. Dei numerosi ufficiali neanche l’ombra. I tedeschi, anche solo in due, mettevano una paura folle.
Pochi minuti dopo, altri due tedeschi (forse gli stessi?) entrano nella stazione ferroviaria, fingendo di non vedere le decine di ragazzi che cercano di fuggire. Entrano negli uffici, danno ordini. Nessuno reagisce, tutti obbediscono. Mio padre lavorava lì e il tedesco che dava ordini era un signore distinto, con una cartellina sotto il braccio e senza neanche una pistola. Alla sera, rientrando a casa, papà raccontò che qualche sparatoria si era sentita, verso Pozzolo, o erano solo voci? Anche l’aeroporto, le poste, il Comune, erano controllati da pochi soldati tedeschi. Questo, a Novi, fu tutto.
Mi chiedo, ci fu reazione? Ci fu riscatto? Mia madre, per giorni, cercò con altre donne, di rimediare vestiti civili per i ragazzi che fuggivano, veneti, sardi, meridionali. Mi chiedo, se ognuno di loro avesse sparato un solo colpo di fucile, i tedeschi avrebbero preso Novi? Comunque i tedeschi presero Novi con, forse, una dozzina di soldati. Questa la brutale, scomoda realtà.
Aggiungo anche un particolare che mi sembra indicativo. Per alcuni giorni dopo la fuga - perché questo fu il 9 settembre a Novi - delle truppe, ci fu una distribuzione straordinaria di generi alimentari, da tempo introvabili, come il burro o lo zucchero, provenienti dalle scorte militari e non più destinate ad un esercito che si era dissolto, come neve al sole.
Con la stima di sempre