L’esercito iracheno spazza via i ribelli Sadr: «Ritiriamoci»

A Bassora il leader religioso chiede l’amnistia dopo cinque giorni di combattimenti e 300 morti. Maliki: «La guerra continua». E mentre i capi della rivolta fuggono in Iran tra gli sciiti è già resa dei conti

Moqtada al Sadr, il piccolo Khomeini iracheno, si piega, temendo guai peggiori o addirittura la disfatta. Dopo cinque giorni di aspri combattimenti a Bassora, Bagdad e nel sud del paese, circa 300 morti e centinaia di feriti, suona la ritirata. Con un comunicato di 9 punti, letto dai collaboratori di Al Sadr a Najaf, la città santa sciita, Moqtada ordina ai miliziani dell’Esercito del Mahdi di interrompere le azioni militari: «In nome della responsabilità religiosa, per fermare lo scorrere del sangue iracheno chiediamo la fine della presenza armata a Bassora e nelle altre province». E poi: «Chiunque imbracci un’arma e colpisca istituzioni governative o di altri partiti non è più uno dei nostri», specifica il giovane religioso sciita. Il governo iracheno, che martedì scorso aveva scatenato la “Carica dei cavalieri”, l’offensiva per riprendere il controllo di Bassora, seconda città del paese, in mano alle milizie estremiste sciite, adesso è finalmente soddisfatto. Il premier Nouri al Maliki, che guidava l’azione militare di 30mila uomini, proprio da Bassora, ha dichiarato che l’appello di Sadr è «una buona iniziativa», Ali al Dabbagh, portavoce del governo, ha parlato alla televisione irachena, di «passo positivo».
L’Esercito del Mahdi, però, non ha ricevuto l’ordine di consegnare la armi, come voleva il governo con un ultimatum esteso fino all’8 aprile, ma solo di ritirarsi dalle strade. Inoltre nello stesso comunicato di Sadr si intima alle autorità di Bagdad di porre fine agli arresti indiscriminati e «illegali» dei sostenitori del leader estremista in tutto l’Irak. Il piccolo Khomeini iracheno vuole che tutti i suoi combattenti vengano rimessi in libertà attraverso un’amnistia: «Confermiamo che abbiamo ottenuto dal governo iracheno garanzie affinché vengano rispettati tutti i punti indicati nel comunicato» ha puntualizzato Hazem al-Araji, braccio destro del leader religioso integralista. Contatti sotterranei erano già in corso da alcuni giorni, ma nelle ultime ore si è arrivati ad un compromesso sfociato nell’appello a ritirarsi dalle strade di Sadr. I governativi non riuscivano a conquistare il completo controllo di Bassora, ma i corpi speciali americani e i bombardamenti mirati dell’aviazione Usa e britannica, in appoggio alle forze governative in varie città del sud, hanno inflitto cocenti perdite ai miliziani del Mahdi.
I comandanti dell’esercito ribelle sciita starebbero scappando a frotte nel vicino Iran. Lo rivela una fonte diplomatica anonima kuwaitiana all’agenzia di stampa Adnkronos International. «I comandanti delle milizie dell'esercito di Mahdi, che da giorni combattono le forze governative irachene - sostiene la fonte - si stanno rifugiando nella Repubblica islamica dell’Iran attraverso i posti di frontiera di Shalamcheh e Howizeh». L'ayatollah Ahmad Jannati, uno dei principali consiglieri della guida spirituale e politica iraniana, Alì Khamenei, ha chiesto al governo di Bagdad di «ascoltare questi giovani che chiedono semplicemente una data per il ritiro delle forze di occupazione (della coalizione a guida Usa, nda) e si oppongono alla svendita del loro petrolio». Un chiaro sostegno ai ribelli sciiti, che vengono anche addestrati in Iran e riforniti di armi sofisticate. Nonostante l'ordine di ritiro impartito da Al Sadr il governo iracheno ha ammonito che proseguirà l'offensiva. A questo punto il problema sarà capire nei prossimi giorni quanta presa ha ancora Al Sadr sui suoi miliziani. In diverse occasioni l’esercito del Mahdi ha dimostrato tutte le sue divisioni interne mettendo in dubbio il reale potere del piccolo Khomeini iracheno rispetto a frange sempre più estremiste e autonome.