«L’esercito non riesce a imporsi La soluzione è trattare con l’Iran»

Victor Mauer: «La chiave è il controllo del territorio, ma gli iracheni non sono in grado»

«L’America non cambierà rotta in Irak, non ancora perlomeno». Victor Mauer è il vicedirettore del Center for Security Studies di Zurigo, uno dei più autorevoli istituti di ricerca europei sulle politiche di sicurezza, stimato anche Oltreoceano. Victor Mauer ha concesso questa intervista al Giornale sulla situazione in Irak.
Le notizie da Bagdad sono drammatiche: il rapimento di cento funzionari, stragi ogni giorno. Il Paese è fuori controllo?
«Non del tutto, ma in gran parte sì. Siamo a un passo dalla guerra civile. Il problema principale è che l’esercito iracheno non riesce a imporsi sul territorio».
C’è chi dice che dopo la vittoria al Congresso i democratici imporranno una svolta. Davvero sarà così?
«Non mi pare, perché finora non hanno delineato alcuna strategia alternativa. Non sembra che abbiano le idee chiare. Ci saranno molte polemiche, ma, perlomeno per qualche settimana, nessun cambiamento di fondo».
La commissione presieduta da Baker vuole proporre un Irak federale diviso in tre grandi aree. Può esser la soluzione?
«La proposta non è ancora ufficiale, vediamo se sarà adottata. Comunque non mi sembra risolutiva: dare il sud agli sciiti significa consegnarlo agli iraniani; al nord i turchi non accetteranno un governo autonomo curdo e dubito che il centro sunnita possa mantenersi da solo».
E allora come se ne esce?
«Siamo in un momento cruciale. Il Paese non potrà andare avanti all’infinito così. Il premier Maliki ha governato molto male e per questo cambierà quasi tutto il governo. La chiave è il controllo del territorio da parte delle forze di sicurezza irachene: in base al loro operato gli Usa decideranno le mosse future. Tutte le opzioni sono aperte: ritiro, ridispiegamento o addirittura rafforzamento della presenza militare statunitense».
L’Iran fomenta la violenza?
«Certo, anche se in determinati contesti e in modo non visibile. Lo fa dall’aprile 2003, prima ancora che Bush proclamasse la vittoria. Decisero la strategia della guerriglia in risposta ai proclami della Casa Bianca sull’Asse del Diavolo. In ogni caso solo trattando con loro si potrà giungere a una soluzione».
Trattare con un presidente come Ahmadinejad?
«È il leader più visibile, ma non è certo il più importante a Teheran. Ci sono altri interlocutori sia a livello diplomatico che politico».
Ma Israele può accettare che gli Usa trattino con l’Iran?
«Le preoccupazioni israeliane sono note, ma il governo di Gerusalemme non è riuscito a sconfiggere sul terreno gli Hezbollah, né a neutralizzarne la minaccia. Il premier Olmert è debole, è improbabile che riesca a opporsi efficacemente».