L’esercito della salvezza? Pappagalli, delfini e insospettabili figli di cani

Storie di animali che salvano vite. Grazie all’amore che li lega ai padroni

L’ultima della cucciolata si chiama Diana. È un labrador di tre anni incrociato con un pitbull e un po’ anche con David Copperfield. Dorme su un cuscino a forma di gatto e così a naso tanto a posto non è. La settimana scorsa ha sentito qualcosa nell’aria e ha messo le mani addosso alla sua padrona, Maria, e l’ha spinta fuori di casa. Un attimo dopo è venuto giù il soffitto. A Torino adesso l’ha chiamano Diana, la sensitiva, da una così ti fai fare anche i tarocchi, la pranoterapia e l’oroscopo del giorno.

Ha un mucchio di fratelli quel figlio di un cane. Faith per esempio, un rottweiler di Washington che la padrona Leana aveva addestrato per il pronto intervento: «Era tutto il giorno che si comportava in modo strano come se sentisse che qualcosa stava per succedere» racconta adesso con aria sollevata. Così quando lei si è sentita male, lui ha chiamato il 118 sollevando il ricevitore e schiacciando il naso su un tasto di chiamata di emergenza. Reazione rapida. Se lo sentiva anche lui.

Animali li chiamano, al contrario di quelle bestie chiamate uomini, guidati a volte da qualcosa di soprannaturale che sfiora il divino, con dentro un’umanità che non ha nulla di umano. Mica solo cani. Pappagalli come Merlin, mai così nervoso come quel giorno, lui così poco chiacchierone: ha avvisato del pericolo il suo padrone, parlando come non gli capitava mai, il problema è che il suo padrone era sordo, per svegliarlo, quando le fiamme sono uscite dalle sue premonizioni per entrare in salotto, ha iniziato a camminargli su e giù per le gambe, finché non l'ha buttato giù dal letto. Non voleva passare per gufo. O elefanti come Ningnong che ha fiutato nell’aria un vento cattivo che veniva dal mare, Phuket, quattro anni fa, mentre stava giocando con la sua padroncina Amber Mason, otto anni, ha fatto di tutto per portare via la sua bimba di lì, l’onda gliel’ha caricata sulle spalle fino alla salvezza, era bellissimo, sembrava Dumbo.

O delfini come Filippo, che per le cose storte ha sempre avuto le antenne. Sono loro che lo hanno portato su quella barca al largo di Manfredonia, un ragazzino stava per cadere in mare e neanche sapeva nuotare. Lo ha rimesso tra le braccia del padre, al volo, quasi con una carezza. Certe cose si fanno solo se si sentono...