L’esercito si colora di rosa: sono arrivate le bersagliere

Le prime cinque donne-soldato sono già in forza al Terzo Reggimento di viale Suzzani

Daniele Carozzi

Le donne che per professione indossano l'uniforme dell'Esercito italiano sono ormai quasi 1.700, ma a Milano ancora non se n'erano viste. Le prime cinque sono arrivate il 21 giugno e già si ritrovano «bersagliere» in forza al Terzo reggimento «Goito».
A dare una pennellata di rosa alla caserma di viale Suzzani ci hanno pensato due ragazze siciliane, una campana, una calabrese e una lombarda, tutte fra i 19 e i 23 anni e con diploma di scuola media superiore. Dopo qualche settimana di addestramento reclute ad Ascoli Piceno, per favorire l'inserimento delle giovani in cappello piumato nella vita operativa del reggimento milanese, il comandante della brigata «Ariete», gen. Roberto Ranucci, ha predisposto l'affiancamento di due caporalmaggiori donna, Ines Lo Bartolo e Francesca Mevoli, con esperienze maturate in Irak e Kosovo.
«Abbiamo ristrutturato una campata della caserma - spiega il comandante del reggimento, il tenente colonnello Angelo Giacomino - inserendo sanitari adeguati e camere a quattro letti per rendere l'ambiente confacente alle esigenze di militari donna».
Per Maria Mondello di Catena Nuova (Enna), diplomata al liceo sociopsicopedagogico (le vecchie «magistrali» ampliate a 5 anni) e fin da bimba affascinata dal ruolo del poliziotto, un anno di VFP1 nell'esercito rappresenta la possibilità di accedere all'agognata Polizia di Stato. Analoghe le aspettative di Rosa Mercaldi di Caiazzo (Caserta), 19 anni, maturità scientifica, che sogna una carriera da donna poliziotto. Sempre nell'ambito delle forze dell'ordine, ma questa volta per l'Arma dei Carabinieri, è
Fortemente motivata la ventenne Lucilla Modica di Caltagirone (Catania), diplomata in ragioneria. A diversificare un po' ci pensa Alessandra Zurzolo, 21 anni, liceo sociopsicopedagogico, che intende rimanere nell'esercito e magari, chissà, fare il conduttore di automezzi. Ed eccoci alla concittadina Maria Cristina Melendez, 20 anni, ragioniera, figlia di un poliziotto che intende abbracciare la carriera paterna. Per lei, lo dice chiaramente, quello non sarà un lavoro ma una vera e propria missione.
Il loro comune problema? Saper piegare nel modo adeguato il caratteristico berretto a fez indossato dai bersaglieri, affinché una volta calzato non scivoli o non assuma l'aspetto di un ridicolo cono. «Dobbiamo ancora imparare molte cose», ammettono con semplicità le reclute cremisi.
Per quasi tutte, Milano rappresenta un mito, la metropoli per eccellenza, la possibilità di emergere facendo valere le proprie capacità. La sera, in libera uscita, si possono trovare molteplici svaghi e locali fra i più disparati. Li conoscete?
«Ci siamo munite di una cartina di Milano e abbiamo segnato i punti da visitare», ammette ridendo una delle bersagliere. E visto che i commilitoni maschi si sono nei loro confronti mostrati estremamente cortesi e collaborativi, non è escluso che la sera si assumano l'impegno di fungere da ciceroni e accompagnatori.