«Dopo l’Esorcista dirigo le suore»

ParigiParlando tranquillo e sorridente, il regista dell’Esorcista, William Friedkin, ha presentato a Parigi la versione Blu-ray del Braccio violento della legge, che mercoledì prossimo uscirà anche in Italia distribuito dalla Fox: è il film che sconvolse i codici del poliziesco e gli valse l’Oscar per la regia nel 1971.
Signor Friedkin, lei crede nel Blu-ray?
«Convincere il pubblico a comprare un lettore e uno schermo in alta definizione è arduo, ma il Blu-ray è il supporto migliore. Le pellicole erano sporche, rigate: appena le mettevi nel proiettore, si alteravano».
Che impressione ha avuto del film trentasette anni dopo?
«Ho mantenuto uno sguardo tecnico, freddo. C'è voluta enorme concentrazione per ri-lavorare rossi, blu, luce e contrasti, arrivando alla perfezione».
Nel 1971 lei sapeva di girare un film del tutto nuovo?
«No, ma sapevo che era molto diverso. E temevo che il pubblico non capisse ciò che volevo fare».
Lei ha ispirato...
«... parecchi registi? Sì, dei colleghi m'hanno detto che Il braccio violento della legge era stato importante per loro. Mi hanno commosso».
Esempi di derivati?
«The Bourne Ultimatum di Paul Greengrass e alcune serie tv con una loro identità, che mi paiono ottime».
E lei da chi è stato ispirato?
«Dal cinema europeo. Nouvelle vague e neorealisti italiani».
Un nome.
«Roberto Rossellini, con Roma città aperta e Paisà».
Un altro film importante per lei.
«Z di Costa-Gavras. L'anno scorso lui era presente quando ho avuto un'onorificenza a Parigi, così ho potuto ringraziarlo».
Come l'ha influenzato?
«Mostrandomi come avvicinarmi alla storia d'un delitto, dando l'impressione che accada qui e ora. Ha fatto dell'obiettivo un attore del film».
Com’è l'industria cinematografica oggi?
«Cambiata. Oggi arrivano negli Stati Uniti pochi film europei e il cinema americano è meno audace, più conforme. Ma sento un fremito».
Quale?
«Gomorra, film fantastico! L'ho visto in Inghilterra e mi ha conquistato per stile, onestà d'intenti, autenticità della recitazione. È nervoso, nel suo approccio, unico».
Ha letto il libro di Saviano?
«Sì, potentissimo, come il film».
Che punta all'Oscar.
«Ma o si tagliano le scene di sesso o in America sarà vietato ai minori, perdendo la grande maggioranza del pubblico e la maggioranza delle sale. E poi sono ansioso di vedere Il divo di Sorrentino».
Da dieci anni lei mette in scena opere.
«La prima a Firenze, nel 1998: Wozzeck di Berg. Ci tornerò nel 2010 con The Makropulos Case».
L’opera è una vecchia passione?
«Da piccolo non ne ho mai ascoltate. Così, prima di rappresentarle, studio per anni lingua, libretto, intenzioni del compositore».
Prosegua.
«Mi sento innanzitutto al servizio del compositore. Non allestirei Aida con gli elefanti, né mescolerei, come ha fatto Doris Dörrie, Rigoletto al Pianeta delle scimmie».
Le pare irriverente?
«Mi pare una perdita di distanza».
Tutti vogliono andare vicino a tutto.
«Le opere hanno resistito al tempo, perché toccano ciò che è eterno nell'essenza umana. Non vanno manipolate».
Chi è il suo compositore preferito?
«Puccini. Commuove sempre, comunicando tanta emozione solo col canto».
L'opera la turba?
«Suor Angelica, che ho messo in scena a Los Angeles, m'ha molto emozionato. Tutto accade in convento... ».
... dall'indemoniata dell'Esorcista alle suore!
«Non sono credente, ma ho immenso rispetto per l'insegnamento del Cristo, a differenza della maggior parte dei registi di oggi».
Mi descriva l'opera.
«Nella scena dell'apparizione della Vergine, non m'è bastato un simbolo. Ho davvero fatto scendere una Vergine dal cielo».
Effetto sul pubblico?
«Sebbene in buona parte ebrei, gli spettatori erano in lacrime. La sera dopo Placido Domingo scherzava: “Abbiamo convertito un terzo di Los Angeles”».
Suor Angelica verrà in Europa?
«Forse in giugno, a Spoleto, che ho scoperto vent'anni fa per una mia retrospettiva. La sera, in un mini-cinema, gli invitati arrivano in smoking... Meraviglioso!».