L’esordio dei finiani

(...) ma continua a opporre un muro di gomma alla richiesta di chiarimenti sulla casa di Montecarlo?
Ed ha un senso che nella pur abbastanza ristretta compagnia si ritrovino, come se avessero sempre militato fianco a fianco, liberali più o meno doc come il presidente del Consiglio Comunale Palmeri e gli ex assessori Croci e Massari, una trasformista altrettanto doc come Tiziana Maiolo, ottuagenari repubblicani come Del Pennino e Properzi e vecchie conoscenze dell’estrema destra come Tremaglia e Staiti?
Tranquilli, le cose non stanno così. Detto senza offesa per nessuno, chi a Milano ha deciso, o deciderà nei prossimi giorni, di entrare nel nuovo partito, non lo ha fatto (o lo farà) per ragioni ideologiche, o perché crede davvero che Fini possa diventare il profeta di una nuova destra; lo ha fatto (o lo farà) per smaltire antichi rancori, per vendicarsi di torti che ritiene di avere subito dai dirigenti del Pdl, perché spera di trovare nel Fli spazi che non trova nel Popolo della Libertà, perché non si rassegna alla pensione e conta che, nel vuoto di un partito nascituro possa ritrovare un ruolo.
Per dirla brutalmente, tutti coloro che hanno affollato lunedì il Teatro Derby appaiono mossi più da ragioni personali che da afflati ideali.
Qualche esempio? Landi di Chiavenna, il primo a saltare il fosso, contava come il due di coppe nella Giunta Moratti e oggi detta condizioni ed è ogni giorno sui giornali. Palmeri ha cercato di fare il salto in Regione, non ci è riuscito perché il partito non l'ha appoggiato e ora spera probabilmente di fare il capolista del Fli nelle prossime politiche. Maiolo, Massari, Croci, hanno - a torto o a ragione - il dente avvelenato per essere stati via via scaricati e contano, a loro volta, di rilanciarsi.
Questo è il mondo della politica locale, queste sono le realtà di persone che vivono non solo per la politica, ma anche di politica, e quando non sono soddisfatti nelle loro ambizioni o si sentono bistrattati cercano il loro spazio altrove. E' un loro diritto, anche se poi dovranno fare il conto con gli elettori. Piuttosto, c'è da chiedersi dove pensa di arrivare Gianfranco Fini con quello che si potrebbe anche battezzare il Partito degli scontenti, tanto più che la preda più ambita, l’ex sindaco Gabriele Albertini, per ora gli è sfuggito. È scontento anche lui, perché non gli piace chi ha preso il suo posto a Palazzo Marino, perché pur avendo un ruolo prestigioso al Parlamento Europeo si sente in esilio, perché dicono che gli sarebbe piaciuto fare il ministro per le Attività produttive e magari perché essendosi appena sposato non vuole più fare il pendolare con Bruxelles. Ma è anche un uomo tutto di un pezzo, e forse dopo avere visto la compagnia e avere sentito certe esternazioni del leader devono essergli venuti dei dubbi.
Gli stessi di molti elettori del Pdl non proprio soddisfatti di come vanno le cose, ma coscienti che con Fini si cadrebbe dalla padella nella brace.