L’esordio dell’ex compagno: «Mai vista così tanta libertà»

nostro inviato a Gubbio

Vestito grigio e cravatta gialla. L’aria appena un po’ smarrita, ma nemmeno troppo, considerando la sua storia. Achille De Simone, è al suo primo appuntamento nazionale con Forza Italia. Perché fino al giugno scorso il suo partito era il Pdci. Era capogruppo al consiglio comunale di Napoli dei Comunisti Italiani di Oliviero Diliberto poi è passato a Forza Italia. Un passaggio fortemente voluto dai «martuscelliani», riportarono le cronache di allora. Ma oggi lui, che sta diligentemente partecipando alla Scuola di formazione degli azzurri di Gubbio, nega. E non parla nemmeno di quella parte del partito a Napoli, che si oppose tenacemente al suo ingresso. «Io sono entrato in Forza Italia, non in un gruppo interno al partito. E poi, dopo quelle prime resistenze, non c’è stato più niente. Sono stato accolto benissimo. L’ho fatto perché ho fiducia in Silvio Berlusconi». Forse perché, come dice qualcuno, c’è chi assicura che ad azzittire i suoi oppositori sia stato il Cavaliere in persona. Oggi De Simone in Forza Italia si trova bene. Il Pdci, spiega, «era un sistema chiuso». Tanto da rendere difficile la vita anche a un capogruppo. Una figura politica che a livello politico è di primo piano. Il disagio di De Simone dentro il partito fondato da Armano Cossutta è cresciuto con il tempo ed esploso con la vicenda dell’indulto. Lui era a favore il suo partito, invece, non voleva la legge. Il disaccordo con il vertice nazionale lo ha convinto a tagliare definitivamente il cordone ombelicale e a fare il salto tra gli azzurri. E oggi, ultimo arrivato, non sembra toccato dal dibattito interno a Forza Italia. Non sembra nemmeno coinvolto dalle tesi di chi chiede più democrazia dentro il partito, magari copiando qualche meccanismo sperimentato nelle vecchie formazioni politiche. Li ha già tutti sperimentati e, assicura «c’è più democrazia in Forza Italia». Ma doveva scegliere proprio il partito più anticomunista del panorama politico italiano? «Ho fiducia in Berlusconi. Poi – spiega – mio fratello che si chiama Gennaro De Simone, già militava con gli azzurri». Di sentirsi accusare di opportunismo politico non si preoccupa troppo. «Dalle mie parti di solito sono gli esponenti del centrodestra che passano al centrosinistra. Io sono passato dalla maggioranza all’opposizione. E dove starebbe l’opportunismo?».