L’espansione della virtualità sta cancellando la realtà

Gigi Sabani è morto, ma non per la pubblicità televisiva. Il popolare imitatore prestava il suo volto e la sua simpatia alla reclame di una catena di negozi di arredamento in un divertente spot trasmesso sulle televisioni locali, soprattutto in Campania. Gigi non c’è più, ma lo spot continua ad andare in onda. L’icona televisiva e pubblicitaria è sopravvissuta, mentre l’attore è morto. Forse Gigi, da chissà dove, sarà anche divertito. Certo è che la pubblicità con il testimonial morto è quanto meno un’azione di cattivo gusto. Eppure, non è l’unico caso. Anche la buonanima di Mario Merola, morto quasi da un anno, continua a sopravvivere negli spot televisivi. E prima di lui l’identico destino si era verificato per un altro popolarissimo volto del mondo televisivo-commerciale in Campania: la mitica Concetta Mobili che ha continuato a fare la pubblicità del suo mobilificio anche dall’altro mondo (il suo singolarissimo caso lo si può leggere nel libro di Sandro Piccinini e Giancarlo Dotto Il mucchio selvaggio edito da Mondadori). La vita televisiva continua anche dopo la morte reale.
È stato il sociologo Jean Baudrillard, scomparso di recente, a parlare de Il delitto perfetto: ossia della morte della realtà uccisa dalla virtualità. A volte, infatti, e senza fare tirate filosofiche, non abbiamo forse l’impressione che tutta la nostra quotidianità sia una finzione? Che la nostra vita reale, che è fin troppo concreta con tutti i grattacapi che ci offre, sia fatta di icone, simboli, simulacri, insomma, di copie che hanno preso il posto delle cose reali? Più la nostra vita diventa sofistica e più le cose reali sono sostituite da surrogati: non ci sono più i contanti perché c’è la carta bancomat, non c’è più la posta perché ci sono le e-mail. La virtualità via via sostituisce la realtà che si smaterializza. È come se la finzione fosse più vera della realtà. Ma con gli spot di Gigi Sabani e Mario Merola forse si è andati oltre. Si può dire - e non è solo un gioco di parole - che si è andati al di là dell’Aldilà: non solo la virtualità ha soppiantato la realtà, ma è la finzione stessa che si presenta come l’unica cosa che veramente esista. Il libro postumo di Jean Baudrillard, proprio ora pubblicato in Italia da Armando, s’intitola L'illusione dell'immortalità che, secondo il sociologo francese, avviene anche e soprattutto attraverso la riproduzione virtuale e tecno-scientifica della realtà che è clonata ossia replicata. E cos’è la sopravvivenza pubblicitaria di Sabani e Merola se non questa illusione di immortalità? La vita umana è finita, ma lo spot televisivo va avanti all’infinito. Semplicemente è senza fine. Si replica.
Siamo di fronte all’interpretazione postmoderna della trasmigrazione delle anime di cui parlava Platone: solo che in questo caso l’anima si incarna virtualmente e non abita in un corpo ma in un suo simulacro. Nel caso di Sabani, poi, c’è un paradosso nel paradosso: era un imitatore e ora che non c’è più c’è qualcuno che lo imita. Ma chi meglio di Sabani poteva imitare Sabani se non lo stesso Sabani?