L’ESPERTO MARIANO BELLA

RomaMariano Bella, direttore del centro studi di Confcommercio, la vostra indagine evidenzia che il periodo natalizio ha mostrato un’evoluzione dei consumi migliore delle previsioni.
«Si tratta di un monitoraggio nel quale abbiamo interpellato interlocutori qualificati che hanno dato un giudizio importante e affidabile. Certo, l’Istat nei prossimi mesi dirà come sono andate le vendite al dettaglio a dicembre, ma per ora il messaggio è questo: non ci sono stati, come prevedevamo, i paventati crolli».
I timori prenatalizi erano ingiustificati?
«Gli allarmismi si sono rivelati fini a se stessi. I consumi hanno tenuto. Anche se complessivamente ci sarà un calo, questo si inscriverà in un trend che si era già manifestato durante tutto il 2008».
Il 2009 come si presenta?
«Effettivamente la propensione al consumo si è ridotta ma non in una misura patologica. Non siamo di fronte a fenomeni depressivi o gravemente recessivi. La patologia sistemica avrà il suo decorso in modo naturale e non si innescherà un circolo vizioso che possiamo definire recessivo».
Qual è il dato più sorprendente che emerge dal monitoraggio?
«Le sorprese positive vengono dalla ristorazione fuori casa e dai consumi alimentari. C’è stata una tenuta importante».
Forse il settore dell’abbigliamento poteva evidenziare un andamento più incoraggiante.
«Bisogna aspettare la fine di gennaio per sapere come evolverà la situazione. In ogni caso, la tendenza dovrebbe essere negativa ma non disastrosa. Anzi, secondo me, il complesso dei dati mostra un’intonazione positiva. Forse, tra social card e bonus vari, è possibile che potremo uscire dal 2009 senza le ossa rotte se non ci sarà un crollo dell’occupazione».
Il settore dell’oreficeria e quello dei libri, invece, si sono comportati bene durante le festività.
«Sono settori un po’ ambigui. Nell’oreficeria l’alto di gamma resiste sempre alla crisi, mentre i libri hanno evidenziato il solito andamento positivo del periodo natalizio. Ma per l’editoria sono i restanti 11 mesi a essere difficili».
C’è qualche indicazione dai settori del turismo e dei beni durevoli non ricompresi nell’indagine?
«Complessivamente il quadro è abbastanza simile anche se non si possono escludere sorprese positive. Nei beni durevoli è ipotizzabile che siano andati meglio quelli di piccolo importo».
Forse la preoccupa di più la ripartenza, quando ci sarà?
«Se nel 2010 ci sarà una ripresa dell’economia, è verosimile che in Italia si manifesti su ritmi blandi. I difetti strutturali della nostra economia non ci consentiranno di ripartire al 2-3% annuo di aumento del Pil. Questo deve essere di stimolo al legislatore per avviare un processo di riforme strutturali».
Sono state sconfessate le associazioni dei consumatori che preannunciavano crolli delle vendite.
«Quando si danno dati a casaccio non è nemmeno il caso di commentare. Non bisogna dare troppo spazio ad allarmismi infondati che non hanno nessuna base statistica e che servono semplicemente a creare paura deformando la realtà».