L’esponente Ds rivendica la gestione della spa e attacca: «Non tollereremo azioni di disturbo e resistenza». Fi: «Non vuole controllori in cabina di regia» Serravalle, Penati «dimissiona» il presidente La Provincia «straccia» il patto firmato con

Gianandrea Zagato

Non ci sono più dubbi: Filippo Penati è il padrone assoluto di Serravalle. E avendo in portafoglio il cinquantadue e rotti per cento della società autostradale non solo decide cosa fare (e farne) ma anche come gestire quell’autentico gioiello autostradale che produce un utile netto di trentadue milioni e che, dettaglio non secondario, si trova al centro di un fondamentale intreccio di partecipazioni da cui si controllano i principali investimenti in infrastrutture della Lombardia di domani.
Futuro che, naturalmente, l’inquilino di Palazzo Isimbardi vuole governare eliminando gli occhi indiscreti del Comune dalla stanza dei bottoni. Spiega del preannuncio di dimissionare Bruno Rota, presidente di Serravalle, «designato dal Comune di Milano, previo consenso della Provincia» come stabilito, nero su bianco, dal patto di sindacato tra l’amministrazione comunale e quella provinciale. Designazione che, oggi, non avrebbe più ragione d’essere, secondo quanto detto da Penati alla commissione Affari istituzionali di via Vivaio. «Chiediamo la responsabilità della presidenza della società e della maggioranza nel comitato esecutivo» sostiene il neo-tycoon diessino del ramo autostradale perché «noi abbiamo un progetto strategico chiaro, quello che vede la Provincia svolgere un ruolo da protagonista nello sviluppo infrastrutturale dell’area più avanzata del Paese» mentre «il Comune di Milano non avanza alcuna proposta e tiene un atteggiamento puramente ostruzionistico, che porta solo al blocco delle maggiori società infrastrutturali dell’area». Virgolettato di chi ritiene «legittimo e sensato» dare il benservito a Rota e avverte di «non tollerare azioni di disturbo, di resistenza» dell’amministrazione comunale a cui, sorpresa, chiede in subordine «di collaborare».
Valutazioni che non possono non stupire perché «in totale contrasto con lo spirito e i contenuti dei patti parasociali sottoscritti dalla Provincia con il Comune» annota il sindaco Gabriele Albertini: «Il patto stabilisce una gestione congiunta e concordata della società con l’esplicita previsione che il nominativo della persona indicata alla presidenza della stessa fosse riservato al Comune». Rispetto della clausola «numero tre.quattro» del patto che, tra l’altro, prevede per il presidente «la rappresentanza legale e istituzionale» oltre alla «cura delle relazioni con i soci e con gli altri enti pubblici». Poteri di cui Albertini aveva chiesto, lo scorso aprile, l’allargamento in materia di internal auditing ovvero il compito di controllo e sorveglianza. Richiesta di un ente pubblico nel tentativo di evitare «fatti e circostanze che sono stati oggetto di approfonditi interventi della magistratura milanese».
È dunque interessante rileggere, oggi, la replica che, allora, Penati fece sulle colonne del Corriere della Sera: «I poteri di ciascuno sono scritti nello statuto. Ma bisogna individuare rapidamente il nuovo direttore generale, così si completano le tre figure di vertice previste dal patto». Come dire: né il presidente di Serravalle - quello designato dal Comune - né l’amministratore delegato, Massimo Di Marco - nominato dalla Provincia - erano, allora, in discussione. Anzi, fondamentale era «individuare rapidamente» la terza «figura di vertice». Traduzione politica: troviamo un accordo Comune-Provincia nel rispetto del patto.
Cronaca di ieri, quella della Provincia ante esborso di 238 milioni di euro per acquistare parte delle azioni del socio privato, Marcellino Gavio, e conquistare la maggioranza assoluta di Serravalle: controllo pubblico che, peraltro, già era blindato e garantito dal patto di sindacato. Osservazioni, quest’ultime, dette e ridette da Forza Italia che denuncia «il disegno egemonico del presidente Penati. Strategia di chi vuole eliminare la figura del controllore perché, evidentemente, non vuole che ci sia nessuno a controllare, a mettere i bastoni fra le ruote» chiosa Manfredo Palmeri, capogruppo azzurro a Palazzo Marino. Giudizio condiviso in Provincia dove si scommette che il futuro presidente di Serravalle sarà «uomo di fiducia di Penati, a esclusione del segretario generale Antonino Princiotta che già presiede il cda di Asam, la società che gestisce tutte le partecipazioni provinciali sul fronte della mobilità» ironizza il numero uno degli azzurri Bruno Dapei.
Riassumendo: Penati dimissionando il presidente Rota (operazione possibile solo cassando l’intero cda) viene meno al patto, viola l’integrità dell’accordo. Che l’ex sindaco di Sesto San Giovanni ritiene però di «rispettare»: «Proprio nel rispetto di questo patto chiediamo la responsabilità della presidenza della società e della maggioranza del comitato esecutivo». Opinione stupefacente secondo Palazzo Marino «pronto ad adire alle vie legali per tutelare i diritti derivanti dagli accordi sottoscritti, nonché l’eventuale decremento del valore della propria quota azionaria». Solo finale di partita per far rispettare le clausole concordate di un patto che a Penati sta troppo stretto.