L’esposto di Marina sul Lodo Mondadori arriva in Cassazione

Roma«Non deve assolutamente mollare. Non deve farlo per il rispetto e l’amore che ha verso la democrazia». Non è certo una novità. Quando il gioco si fa duro, Marina Berlusconi si lancia nell’agone e tira fuori gli artigli in difesa di suo padre. Un affondo, quello lanciato in un’intervista al Corriere della Sera, che parte dalla denuncia delle anomalie della sentenza Mondadori - «un caso di diritto cucito su misura» - e dall’annuncio dell’esposto presentato al ministro della Giustizia e al procuratore generale della Cassazione. Una denuncia con la quale la presidente di Fininvest sostiene che il gruppo di Carlo De Benedetti non aveva diritto a chiedere un risarcimento e quindi i giudici non potevano esprimersi perché non c’è mai stata una richiesta di revocazione della sentenza che nel ’91 aveva annullato il Lodo Mondadori. Un esposto il cui esame è stato avviato ieri dalla procura generale della Cassazione che dovrà stabilire se sia il caso di avviare un’istruttoria formale e dunque di aprire un procedimento pre-disciplinare a carico dei magistrati che hanno emesso quella sentenza. Un’iniziativa che potrà prendere forma soltanto se si stabilirà che gli atti compiuti dal giudice in un processo siano stati «abnormi».
Su queste anomalie giudiziarie Marina Berlusconi promette, comunque, battaglia. «Contro mio padre è barbarie legalizzata. Abbiamo scoperto un tarlo, una falla clamorosa che mina dalle fondamenta un castello di ingiustizie. Altro che leggi ad personam, qui siamo alle sentenze ad personam, al diritto cucito su misura: quando ci sono di mezzo mio padre o le nostre aziende, spuntano principi giurisprudenziali totalmente innovativi. Peccato che siano principi inesistenti, nati dal “taglio” di una frase addirittura sostituita da puntini di sospensione e dalla mancata citazione di altre. Sono scomparse frasi intere di una sentenza della Cassazione. Con il taglio e l’omissione questa pronuncia della Cassazione, che ha un ruolo fondamentale per la condanna, è stata letteralmente stravolta».
«La democrazia non si può piegare alle trame di qualche Procura e di qualche redazione» continua Marina Berlusconi. «Mio padre non deve assolutamente mollare e non mollerà. Pensare che lo scempio di ogni regola cui stiamo assistendo sia un problema che verrà risolto come per incanto se e quando Silvio Berlusconi deciderà di dedicarsi ad altro, è una pericolosa illusione. E chi si illude di cavalcare questo scempio rischia di esserne travolto se verrà il suo turno».
Giudizio diretto, tagliente e certo non mediato dal ricorso a formule prudenziali viene riservato anche agli attacchi al governo da parte del mondo industriale. «Non se ne può davvero più di apocalittici proclami di una pochezza desolante e di maestrini o maestrine, tanto bravi finché c’è da parlare, molto meno una volta messi alla prova dei fatti», commenta. L’irriducibile difesa di Marina Berlusconi si allarga anche al tema delle intercettazioni. «Se ci penso mi viene la nausea. Raramente si è assistito a un tale spettacolo di inciviltà. Mio padre non ha mai fatto nulla di male. Non ha mai preso soldi dalla politica, è uno dei pochi che con la politica i soldi li ha spesi e per il suo impegno sta pagando un prezzo altissimo anche dal punto di vista personale. Non deve scusarsi proprio con nessuno, anzi sono gli altri, e sono in tanti, a doversi scusare con lui». Infine l’ultima riflessione dedicata alle ragioni del ruolo pubblico che ha deciso di ritagliarsi. «Qui non è solo la figlia che difende il padre, cosa che ho fatto e continuerò a fare perché l’aggressione è sempre più violenta e vigliacca. Difendendo lui difendo me stessa, il rispetto della mia dignità e libertà e il diritto dei miei figli a vivere e crescere in un Paese davvero democratico e civile».