«L’Espresso»: attenti a Massimo, ora è più forte

da Roma

«Baffino d’acciaio, comunque sia, avrà messo il suo baffo sul volto del re». C’è una punta di rimpianto nelle parole con cui Giampaolo Pansa chiude il suo diario da Montecitorio sull’elezione di Giorgio Napolitano a presidente della Repubblica. E se Massimo D’Alema aveva detto mercoledì che Berlusconi «non ha avuto coraggio», la linea dell’Espresso in edicola ieri sembra essere: il coraggio forse è mancato all’Unione. Il titolo della copertina riassume la linea: «Massimo Napolitano», una crasi tra il presidente mancato e il presidente eletto, tra nuova e vecchia politica.
I «passi perduti» è infatti la metafora ricorrente del diario di Pansa da un palazzo che «sa di muffa». Il vincitore morale, anche se sconfitto, è Massimo D’Alema: «È emerso più forte. Ha acquisito un credito formidabile. Ha ricevuto una cambiale, firmata da tutti i capi del centrosinistra. Sarà lui a decidere quando presentarla all’incasso. Ma lo farà nel momento giusto». La cronaca dei quattro scrutini da Montecitorio racconta di un Parlamento di «morti viventi»: «Alle mummie di Montecitorio che gl’importa della gente?». Di una politica, e soprattutto di una maggioranza, che non avrebbe mai tollerato al Colle un tecnico come Mario Monti: «Le partitocrazie in crisi non accettano estranei nel club dei morti viventi. Per loro, la società civile non esiste». Un puzzle dove ogni pezzo deve andare al suo posto, per avere le cambiali giuste. Dopo il terzo scrutinio, la previsione di Pansa era quella esatta: «Domattina tutto sarà finito. E ogni casella sarà riempita. Prodi a palazzo Chigi. Marini a palazzo Madama. Bertinotti a Montecitorio. Infine il Re Buono al Quirinale». Con un baffo sul volto.