L’Espresso insulta gli elettori di centrodestra

Per pura casualità (lo compra mio cognato) mi è capitata per le mani una copia dell’Espresso (n. 27 del 14 luglio) dove l’editoriale di Giorgio Bocca mi ha lasciato senza parole. Non tanto per il giudizio che la signora Bocca, moglie dell’ineffabile grande firma ha di Prodi che ritiene (chissà perché poi ai lettori debba interessare l’opinione della signora!) «una persona che puoi capire, di cui ti puoi fidare, che ha una famiglia rispettabile, che sa di economia, che conosce la politica». Non mi sono nemmeno stupito per la santificazione che, nel medesimo articolo, la «grande firma» fa di Sergio Cofferati che sembra aver riportato finalmente la sospirata democrazia in una Bologna prima in balia delle impunite scorribande di banditi e razziatori, novella repubblica colombiana ormai miracolosamente risanata.
Sono invece rimasto indignato quando «il maestro» definisce l’attuale governo un «orrendo intermezzo di non persone, di non normali, di dilettanti della politica un po’ matti e un po’ cialtroni, la terribile genìa uscita dalle viscere del nostro populismo, villana, volgare, a cui imitazione un’orda di comici che non fanno ridere, di cronisti che non sanno scrivere, di arrivisti senza qualità ha occupato la scena». Gente che ha una «corte di nani e ballerine» e che pensa «di potere comprare tutto e tutti». Si può insultare tanto pesantemente una intera classe politica, e, di conseguenza, la maggioranza di italiani che l’ha votata? Dove finisce la libertà di stampa ed inizia l’oltraggio gratuito? O al «grande vecchio» caratteraccio e sclerosi possono consentire tutto?