L’estate calda dei bilanci: dodici squadre non in regola

Franco Ordine

da Milano

Dodici. Dodici società, tra serie A e serie B, a rischio iscrizione. Non siamo al dramma segnalato dal presidente della Lega di serie C Macalli - per sua stessa ammissione quaranta i club tra C1 e C2 in netto ritardo con i pagamenti di rito - ma il panorama economico del calcio italiano resta allarmante. E da settimane, anzi da mesi, Franco Carraro, presidente della federcalcio, continua a lanciare messaggi in codice che non tutti raccolgono. «Sarà un’estate bollente» manda a dire in ogni pubblica occasione per far capire che, sull’onda di tolleranza zero in materia di violenza, nessuno sconto è previsto per società e dirigenti in clamoroso ritardo sui pagamenti a Fisco ed Enpals.
«C’è tempo fino al 29 giugno per rimettere in ordine i conti e le pendenze» ripete dal suo ufficio di via Allegri Francesco Ghirelli, il braccio destro operativo di Carraro, l’uomo che sorveglia la materia infuocata delle iscrizioni e che sta preparando il dossier per il consiglio federale, chiamato a far luce sugli inadempienti. Tra le maglie del palazzo emerge un numero che è forse il dato più rilevante al momento. Dodici, dunque. Con una divisione in percentuale tra serie A e serie B che si può stabilire così: quattro nel torneo principale, otto in quello cadetto.
Da Vicenza, sede legale e politica dell’asso-calciatori, fanno sapere che il sindacato sta monitorando la materia controllando in particolare due voci: il pagamento degli stipendi arretrati ai loro iscritti e il versamento delle rate Enpals, l’ente assistenza dei lavoratori dello spettacolo che reclama- attraverso i lamenti del ministro Maroni - il versamento delle rate promesse. La tecnica è la seguente: pagano i primi mesi della stagione, tra agosto e ottobre, poi sospendono, quindi si rifanno vivi a giugno colmando il debito e pareggiando i conti fino a marzo, scadenza canonica indicata dalle recenti norme per ottenere il visto per l’iscrizione al campionato.
Cominciamo dal campionato di serie A: qui si lamentano posizioni debitorie a Messina e a Reggio Calabria, «ma sono cifre ridicole» insistono dalla federcalcio per far capire che non è quello il problema né la direzione giusta per identificare gli «irregolari» come li definisce Gazzoni Frascara. Gli stipendi risultano pagati quasi in regola, ci sono le ricevute liberatorie dei calciatori che lo attestano. Il problema serio è il tributo da versare al Fisco entro il 31 marzo: qui gli scoperti riguardano alcune società, forse quattro. Chi ha venduto, e venduto bene a gennaio, ad esempio il Lecce con la posta attiva di Bojinov (15 milioni di euro incassati dalla Fiorentina) può presentarsi con i conti in regola.
In serie B le posizioni a rischio sono più numerose: otto secondo un dato tutto da confermare. Tra Le società più «chiacchierate» c’è la Salernitana, ma Perugia e Torino, proprio i due club impegnati nello spareggio finale per salire in serie A, risultano in grave ritardo. Il club umbro ha un arretrato di stipendi da gennaio; il club granata è più indebitato verso banche e Fisco. Chi non è in regola deve passare la mano. Il tabù è stato infranto con il Napoli un anno fa. L’elenco dei campionati ai nastri di partenza sarà scritto dai contabili della Covisoc, non dai risultati.

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