«L’estate in cui conquistai la Francia»

Simbolo mondano del 1968 è Brigitte Bardot con Gigi Rizzi; simbolo mondano del 2008 è Carla Bruni con Nicolas Sarkozy. Gli italiani non prendono più le francesi, son le italiane a darsi ai francesi. Perché? Vasto problema. Se ha una soluzione, l'avrete domani alle 18,30 al Centro svizzero di via Palestro 2 nel terzo «Lunedì del Giornale», incontro con Gigi Rizzi realizzato in collaborazione con la Camera di commercio svizzera e intitolato «La bellezza non svanirà». Rizzi ha avuto molto di meglio che un joly mai collettivo: un joly juin intimo. Nel 1968, fra solstizio astronomico e solstizio cattolico, festa di san Giovanni, il seduttore genovese compiva ventiquattro anni. Si aspettava un regalo. Ebbe Brigitte Bardot.
Signor Rizzi, ma Brigitte era ancora moglie di Gunther Sachs...
«... Ma non vivevano più insieme. Lui però si risentì con me. Si vede anche dall'autobiografia».
Si stupisce?
«No. Povero Gunther...».
... Ma era miliardario!
«Coi suoi soldi aveva messo un anno per conquistare Brigitte».
E lei?
«Un’ora».
“Un’ora segnata dal destino”, direbbe Tomaso Staiti...
«... Amico di una vita. Ci sentiamo due/tre volte a settimana»!
Siete colleghi: Tomaso Staiti è “il terrore dei mariti”!
«L'ho conosciuto a Portofino con Francesca Vacca, ma lei non era ancora Francesca Agusta».
La vostra azione era anche preventiva: educazione sessuale per signore e signorine.
«A Genova, quand'ero ragazzo, un corso simile sarebbe servito. I costumi, anche quelli da bagno, erano castigati».
Dunque lei migrava, ma non a Marcinelle...
«No, a Saint-Tropez. Negli anni Sessanta le francesi erano ben più emancipate che le italiane».
Lei colpiva già su scala europea, come Gualtiero Jacopetti, uno dei fondatori del Giornale.
«L'avevo conosciuto grazie a mio cugino, Gegé Buzzetti, che a Londra viveva in una casa galleggiante dove succedeva di tutto».
Orge?
«Orge».
A parte questo che cosa ricorda di allora?
«L'avvento della moda hippy mentre Alberto Sordi girava con Fiona Lewis, bellissima mia fidanzata, Fumo di Londra».
Anche lei, signor Rizzi ha recitato in qualche film, uno dei quali a Milano.
«La morte risale a ieri sera di Duccio Tessari, tratto da I milanesi ammazzano il sabato di Scerbanenco».
Com'era Milano trent'anni fa?
«La gente era elegante, educata. C'era ancora entusiasmo, voglia di divertirsi, uscire».
Com'è Milano adesso?
«Di solito arrivo in treno. Alla stazione vedo quasi più negri che bianchi...».