L’estate è finita, adesso rivestitevi

Al ritorno in città dopo le vacanze c'è chio indossa imperterrito ciabatte, canotte e pantaloncini. Sembra un'eroica resistenza contro il lavoro, ma poi diventa un travestimento che spesso fa pena

È commovente l'eroica resistenza del villeggiante al rientro in città. Per sentirsi ancora in vacanza e abitare in stato d'ebbrezza, il reduce indossa ancora nel suo condominio urbano il calzoncino corto, la ciabatta e la canotta che aveva al mare. Convinto che non il luogo ma l'acconciatura sia il segno delle ferie, il vacanziero a oltranza si trincera nel suo look da bagnante come un giapponese nelle isole del Pacifico per opporre la sua estrema resistenza all'assalto di settembre ormai alle porte, fino a che pioggia non lo separi. Il trittico d'indumenti era finora tipico delle località marine e terrone, ma adesso ha raggiunto anche le città del nord e non solo perché si sono meridionalizzate, ma anche perché di recente Bossi si è mostrato così svestito in video, sdoganando il cafon style anche tra i padani metropolitani.

L'uso del trittico da vacanza in piena città è uno strenuo tentativo di prolungare le ferie nei luoghi della vita quotidiana, di non arrendersi alla metropoli e ai suoi costumi e di mostrare a tutti come una decorazione al valore d'agosto le stimmate del reducismo vacanziero. È curioso vedere che negli stessi arcigni agglomerati in cui abitualmente veste barzotto, mezzo infagottato e incravattato, il reduce d'agosto si mostra discinto e lussureggiante, con libere pelurie, gambette nude da passeggio, petto villoso, braccia da camionista, piedi da spiaggia. Il rito di passaggio tra la villeggiatura e la città avviene a bordo dell'infradito, mezzo di transizione ad alto valore simbolico e allusivo, che appare un cimelio grottesco in città; ma funge da madeleine proustiana per evocare le ferie perdute. Il piede spensierato viene considerato un segno di libertà, vacanza e leggerezza; a fine agosto il cittadino si scopre piedofilo.

Ma è sgomenta la vecchia signora che non si è mossa dal palazzo nel rivedere stimati ragionieri e austeri direttori della posta, sfilare con arditi décolleté, sfacciati short da spiaggia e sfrontate esibizioni di pelurie e varici. Ma come, sembrava una persona così seria e perbene, invece quei piedi da ergastolano, quel corpo membruto, quei polpacci da energumeno... Ma gli stessi protagonisti, che chiameremo transestivi, variante innocua dei transessuali, avvertono l'alienazione del loro travestimento quando si incontrano con condomini vestiti d'ordinanza. Percepiscono un reciproco senso di anacronismo e di straniamento, si sentono l'un l'altro fuori luogo e fuori tempo come se s'incontrassero al saloon un pellerossa e uno yankee. Così non salgono in ascensore con altri morigerati condomini per evitare lo stridore tra selvatici e inurbati; preferiscono farsi ammirare da lontano come accade alle bestie nei parchi naturali. Non usano nemmeno i mezzi pubblici perché temono di essere malvisti come zotici ed osceni primitivi. Grottesco è quando si incontrano due transestivi, che abitualmente si salutano in cravatta e ora si ritrovano vestiti da sbadanti, da notte o da lussuria. Sembra di assistere ad una pièce teatrale ad uso condominiale, una mascherata di fine agosto. Vedi il dottore del terzo piano vestito da cartaginese, considerando l'abbronzatura, e il commercialista del piano rialzato che sembra una comparsa di Cinecittà in un kolossal tipo Ben Hur. A fine agosto nei condomini i fiorentini vestono da etruschi, i romani da sabini o da burini, se non da gladiatori, perfino i milanesi si vestono da longobardi, salvo le corna in testa che almeno non si vedono.

Vedi défilé di ragionieri in minigonna, bancari che sembrano opliti dell'antica Sparta, dentisti regrediti a bambini delle colonie in sandali e canotta oscena, perfino geometri dell'ufficio tecnico seminudi come apache, a piede libero e col pelo al vento. Ho visto con raccapriccio un sobrio cassiere a petto nudo e cosce pelose a vista che temendo forse di patire assedi o siccità, trascinava inverosimili quantitativi d'acqua a casa sua. Il popolo dei transestivi si distingue per la soma esagerata che solitamente trasporta dall'auto a casa; al look servile corrisponde anche una vita da iloti. A sera o a prima mattina vedi gli schiavi assiri e babilonesi trascinare nei ballatoi a gambe nude il sacco d'immondizia che la moglie ha ordinato di sacrificare agli dei nell'altare-cassonetto che sta sotto casa. Patetico è l'incontro tra schiavi in calzoncini corti, canotta e ciabatte davanti all'edicola votiva dei consumi, il suddetto cassonetto. Sembra una scena già vista in Spartacus. Ho visto perfino un generale in pensione vestito in corto, da ascaro o truppa coloniale, che col favore delle tenebre si accingeva con sprezzo del pericolo all'ardita impresa di pigiare col piedino zoccolato la leva per aprire le fauci al mostruoso blindato dell'immondizia e rimanere impigliato con lo zoccolo nel meccanismo del nemico. Ma poi è riuscito a divincolarsi e ha ripreso l'assalto fino ad aver ragione del riottoso mezzo blindato della nettezza urbana, dove ha depositato l'ordigno domestico, corazzato da possenti scorze di cocomero. Missione compiuta, trappola sventata, cassonetto espugnato.

Nel travestimento d'agosto acquista autorevolezza il portiere, che di fronte ai condomini ridotti al calzoncino e l'infradito, conserva il fascino della divisa, il pantalone lungo e la scarpa urbana. Li guarda con senso di pena, e nota con disprezzo come si sono ridotti i suoi datori di lavoro che a fine agosto gli sembrano volgari sottoposti. È lui, come gli artisti della postavanguardia, a segnare il ritorno all'ordine dopo la scapigliatura estiva e la vita bohemienne in condominio. La ricreazione è finita, rivestitevi da cittadini.