L’estrema sinistra diventa una tassa per Prodi

Il ministro Ferrero: «Ora devono pagare i più ricchi»

Fabrizio Ravoni

da Roma

Il buon andamento delle entrate fiscali, cresciute di 19 miliardi in sei mesi (+12,3%), non cambierà l’entità della manovra per il 2007. «Magari», dice Romano Prodi. «Ma una rondine non fa primavera. Le buone notizie, comunque, danno maggior coraggio e meno depressione, come la vittoria ai Mondiali». E nella maggioranza scoppia l’ennesima polemica. Rifondazione comunista e Comunisti italiani non condividono l’impostazione del presidente del Consiglio. Vogliono che il ministero dell’Economia allenti i cordoni della borsa. Dalla loro parte, anche Clemente Mastella. Il ministro della Giustizia affida un messaggio ai giornalisti: fate sapere a Padoa-Schioppa che i miei fondi sono stati tagliati del 52%. Come a dire: ho bisogno di maggiori risorse.
Insomma, la prevedibile corsa al bottino fiscale si è già scatenata; ed ha innescato un vero e proprio assedio a Via XX Settembre. Al momento, dalle parti del ministero, si tiene duro. Perfino il sottosegretario verde Paolo Cento ha sposato la linea del rigore di Padoa-Schioppa. «Gli obbiettivi da perseguire - dice Cento - sono il rigore nei tagli agli sprechi ed alle spese inutili, oltre alla lotta all’evasione fiscale». Sulla stessa stessa linea l’Italia dei valori e la Margherita. La Finanziaria, quindi, resta da 35 miliardi di euro: 20 miliardi di correzione del deficit (il deficit tendenziale previsto per il 2007 è il 4,1% del pil) e 15 miliardi per lo sviluppo: in massima parte assorbiti (10 miliardi) dal taglio del cuneo fiscale.
Se al 4,1% di deficit previsto per il prossimo anno si toglie la correzione netta indicata dal governo (e pari allo 0,8% del pil), si arriva ad un deficit del 3,3%. Il governo però conta di ridurlo sotto il 3%, in quanto il prossimo anno si dovrebbero manifestare gli effetti della manovra correttiva pari a mezzo punto di pil, recentemente approvata dal Parlamento. E si arriva così al 2,8%.
Il problema, per l’estrema sinistra della maggioranza, è che per recuperare i 20 miliardi di correzione e «coprire» i 15 miliardi destinati allo sviluppo, Padoa-Schioppa vuole intervenire in modo strutturale su pensioni, (alzare l’età pensionabile di un anno, con eventuali penalizzazioni per chi anticipa l’uscita dal lavoro); congelare una tornata di rinnovi contrattuali; frenare la spesa sanitaria di 5 miliardi; ridurre i trasferimenti agli enti locali di altri 5 miliardi di euro.
Contro questa linea si scagliano esponenti e ministri di Rifondazione comunista e dei Comunisti italiani. Dalla loro parte c’è la coincidenza più o meno perfetta fra le maggiori entrate affluite nelle casse dello Stato nei primi sei mesi dell’anno, pari a 19,7 miliardi) e l’entità della correzione netta del deficit, 20 miliardi. Per Gennaro Migliore, capogruppo di Prc alla Camera, «ora la manovra potrebbe essere ben al di sotto dei 35 miliardi di euro». Gli fa eco il ministro Prc alla Solidarietà sociale, Paolo Ferrero: «Si devono far pagare gli strati più ricchi della società, a partire dagli introiti dell’evasione fiscale, senza toccare i fondi per pensioni e sanità». Ed esclude ogni ipotesi di riduzione della pressione fiscale, come chiesto dai commercianti. «Si tratta di un’ipotesi non percorribile - dice - perché i bisogni sociali non si sono ridotti». Non è della stessa idea Enrico Morando, presidente diessino della commissione Bilancio del Senato. «La lotta all’evasione fiscale porta ad una riduzione delle imposte».
Pino Sgobio dei Comunisti italiani non vuol più sentir parlare «di tagli a pensioni e sanità». Il maggior gettito - dice - si utilizzi per migliorare le condizioni di vita di pensionati e lavoratori. Alfonso Pecoraro Scanio, ministro «verde» dell’Ambiente, chiede un «piano per decidere le politiche da fare, così da evitare che la Finanziaria diventi un mercato». Lo è già diventata.