L’estremismo islamico fa rifornimento a Napoli

Napoli Un’organizzazione criminale multietnica è stata sgominata all’alba di ieri dai carabinieri del Ros di Napoli. Nove extracomunitari (Algeria, Marocco, Ghana, Turchia, Egitto e Somalia) - componenti di una rete riconducibile al Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento - e due napoletani, sono stati arrestati in base a una ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice delle indagini preliminari su richiesta dei pm della Procura di Napoli diretta dal Procuratore Giovandomenico Lepore. Gli arrestati sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla produzione di documenti di identità falsificati, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ricettazione e spendita di banconote false. All’arresto sono sfuggiti altri due uomini mentre altri tre indagati sono stati individuati all’estero e per uno di essi è stato richiesto il mandato di arresto europeo. I militari del Raggruppamento operativo speciale hanno eseguito una ventina di perquisizioni e sequestrato timbri falsificati non solo del Comune di Napoli ma anche di altri Paesi europei.
Dalle carte dell’indagine è emerso che Napoli rappresenta un crocevia fondamentale per i terroristi islamici, bisognevoli di documenti falsi per riciclarsi e per circolare nei Paesi comunitari senza alcun problema. L’inchiesta che ha portato all’arresto degli undici indagati è nata da una costola di un processo per terrorismo, denominato «Full moon», che, il 10 gennaio del 2008 portò alla condanna in Corte d’Appello a Napoli di tre appartenenti alla cellula salafita attiva a Napoli. Aveva propaggini in Lombardia e in Veneto ed è accusata di associazione per delinquere con finalità di terrorismo internazionale.
Appena un mese e mezzo fa, a Napoli, era stato arrestato un cittadino francese di origini algerine ritenuto un uomo di Al Qaida. Al momento dell’arresto l’indagato era stato trovato in possesso di appunti e una sorta di kit per fabbricare bombe. Un anno e mezzo fa, un altro algerino, Mansour Akrour, dimorante in Germania, era stato arrestato a Napoli, dove era appena arrivato per acquistare patenti europee falsificate. Due le figure centrali dell’indagine: un algerino arrestato ieri mattina nella zona della Stazione centrale di Napoli, Khemisti Ahmedi detto Zidane, e un latitante, più volte sfuggito all’arresto, Farid Nouara, ritenuto dal Ros il legame tra la criminalità napoletana e le varie cellule terroristiche, tra cui Milano e Roma coinvolte nell’indagine. L’indagine aveva evidenziato il contatto tra gli ambienti dell’eversione islamica e la criminalità napoletana: la delinquenza partenopea forniva ai salafiti documenti di identità che consentivano agli estremisti di circolare nei Paesi dell’Unione europea.
Dalla Procura di Napoli è lanciato l’allarme sul rischio del terrorismo islamico nel nostro Paese. Sostengono in Procura, infatti che «la falsificazione documentale e la conseguente immigrazione clandestina rappresentano fattori a rischio elevati per la possibilità di infiltrazioni di soggetti eversivi». Spiegano ancora gli investigatori che «se le attività» illecite si manifestano in forma organizzata come è emerso nel corso dell’indagine che ha portato agli undici arresti, i fattori di rischio assumono valore esponenziale. Il gruppo napoletano aveva collegamenti con due organizzazioni «sorelle» a Milano e a Roma. Il gruppo milanese si approvvigionava di documenti falsi e banconote stampate clandestinamente. I «romani» di carte di identità contraffatte. A Milano il capo della banda era un marocchino. A Roma al comando c’erano un algerino, un tunisino e un egiziano.