L’età dell’innocenza

C’è il rischio che quanto dirò sia considerato soltanto becerume o cattivo gusto, ma resta notevole che tutto il dibattito sulla gerontocrazia vada regolarmente a parare sullo scontro di generazioni, sulle scarse o diverse motivazioni dei trenta-quarantenni, sulla forma mentis degli ex sessantottini, insomma su tutto: fuorché soffermarsi sul particolare che spesso vuole gli anziani semplicemente meno freschi dei giovani. Non tutti invecchiano nello stesso modo, ma è inutile fingere che un settantenne abbia mediamente la stessa lucidità e capacità di reggere la tensione che in genere ha un cinquantenne: soprattutto se martellato dai ritmi ossessivi della politica. È da diversi mesi che in ambienti di sinistra si vocifera per esempio di un sopraggiunto problema di Romano Prodi: la sua età. Un’età biologica che soggettivamente lo ha reso assai diverso da colui che solo pochi anni fa si ricordava, e che secondo alcuni, durante la campagna elettorale, lo ha costretto a pause forse più necessarie che strategiche.
Essere a capo di un governo è una tensione spaventosa e soprattutto continua, e l’illusione di poterla stemperare può portare a rilasciare interviste forse troppo rilassate nelle quali dire per esempio che i comunisti italiani siano innocui e facciano folklore. Dire ossia, come la politica quasi mai permette, ciò che davvero si pensa. Non gli verrà perdonato.