L’eterno mito di Antigone, donna-coraggio

Nata dalla forte necessità di riattraversare il mito, di porsi di fronte alla tragedia, intesa come richiamo al nostro passato e alla nostra storia, Farneto Teatro in collaborazione con il Teatro del Buratto presentano il progetto «Donne e mito», una trilogia che, fotografando immagini di donne antagoniste, delinea sulla scena del teatro il profilo di eroine che si oppongono strenuamente alle loro realtà.
È Maurizio Schmidt, drammaturgo e regista della messinscena del primo capitolo della trilogia, l’Antigone-Storia della perduta città di Tebe da Sofocle, in programma al teatro Verdi da questa sera, in prima nazionale, che racconta delle varie tappe del percorso attraverso l'analisi delle protagoniste delle tragedie classiche. «Per quanto riguarda Medea e Cassandra, spettacoli che saranno presentati successivamente sempre al Teatro Verdi, sono partito dalla riscrittura del mito di Christa Wolf, autrice che ha ribaltato le vicende delle due donne». L'incontro autentico con la tragedia avviene proprio con il lavoro sull’Antigone, portato avanti dalla medesima equipe dove si distinguono Elisabetta Vergani e la musicista Danila Massimi. Dopo aver svuotato il palco, Schmidt affida alla parola del testo e al potere dell'attrice di evocare spazi e tempi. «Ho utilizzato tutte le fonti che potevo avere a disposizione: da Sofocle a Euripide fino a Eschilo senza dimenticare la più contemporanea riscrittura in chiave filosofico-poetica di Maria Zambrano, autrice di La tomba di Antigone, dando vita a una donna ribelle, coraggiosa, idealista, tanto forte da non fermarsi nemmeno davanti a chi ha potere. Al centro del mio spettacolo vi è la parola: non mi importa del resto, tanto che rinuncio a tutto ciò che potrebbe risultare superfluo, puntando a stringere una relazione molto intensa tra pubblico e artista, consentendo un avvicinamento alla sorgente del nostro teatro: in questo modo si riesce a riflettere seriamente sul senso della vita, allontanandosi da quei nostri banali luoghi comuni».
Una lettura lirica, suggestiva che accompagna lo spettatore nell'universo delle emozioni, dove si possono rivivere le fasi dell'ascesa e della caduta delle mitica città di Tebe, sotto il potere della belligerante Sparta e di Atene. «Non può non colpire l'estremo tentativo, da parte di Antigone, di arrestare una caduta, la ricerca di un rispetto per le regole condivise e asserite da tutti ma non rispettate. Antigone, oggi, potrebbe essere una giovane che nella contemporanea Milano chiede a gran voce il rispetto dei valori di suo nonno».
Antigone. Storia della perduta città di Tebe
Teatro Verdi
Fino al 16 marzo
Info:02-6880038