L’euro e la sterlina affossano il dollaro

da Roma

Il dollaro precipita verso i minimi storici nei confronti dell’euro e della sterlina. Nel corso di una giornata dominata dalle aspettative sull’andamento prossimo dei tassi d’interesse, la moneta britannica ha raggiunto il massimo di 26 anni nei confronti del biglietto verde, oltre quota due dollari per sterlina. L’euro ha superato, per la prima volta negli ultimi due anni la quotazione di 1,36 dollari. L’andamento del mercato dei cambi ha avuto dirette conseguenze sul prezzo dell’oro: gli operatori in ritirata dal dollaro hanno trovato rifugio nel metallo giallo, fissato a Londra a 690,40 dollari l’oncia, ed ancora in risalita nel mercato newyorchese.
L’inflazione superiore al 3% e l’incremento dei salari in Gran Bretagna convincono i mercati che un nuovo aumento dei tassi d’interesse da parte della Bank of England sia imminente, così come un incremento del costo del danaro da parte della Banca centrale europea. Contemporaneamente, l’attesa per un allentamento della politica monetaria da parte della Reserve federale americana convince gli operatori a spostare i fondi verso divise a più elevato rendimento. Il risultato è una tendenza all’indebolimento progressivo del dollaro. «Credo che vedremo l’euro sopra il record storico di 1,37 dollari - sostiene Michael Klawitter, analista alla Dresdner Kleinwort di Francoforte -: il differenziale di tassi fra le due monete conduce inevitabilmente al rafforzamento della divisa europea».
La star della giornata è stata, tuttavia, la vecchia e gloriosa sterlina. Per trovare un cambio simile a quello di ieri - superiore ai due dollari per pound - bisogna tornare indietro di ventisei anni, quando Margaret Thatcher risiedeva al numero 10 di Downing street e Ronald Reagan era alla Casa Bianca. Da allora, la sterlina era progressivamente calata fino a raggiungere quasi la parità col dollaro alla metà degli anni Ottanta, a causa di un’economia stagnante, alta inflazione ed elevata disoccupazione. Da allora, la situazione è cambiata in meglio, mentre gli Stati Uniti si sono indebitati verso l’estero sempre di più. È evidente che parte del riequilibrio della bilancia estera americana stia avvenendo attraverso una pesante svalutazione.
«La sterlina deve ancora rafforzarsi», afferma Paul Robson della Bank of Scotland. Il governatore della Banca d’Inghilterra Mervyn King, con l’inflazione su base annua che si prevede al 3,1%, ha spiegato che è obbligo dell’autorità monetaria di tenere le aspettative sui prezzi ancorate a livelli bassi. Questo significa un inevitabile incremento di tassi. Inoltre, i mercati scontano un nuovo aumento dei tassi Bce in giugno. Si rafforza, all’opposto, la sensazione che il prossimo intervento della Federal Reserve sarà un ribasso.
La giornata di ieri ha inoltre confermato il vecchio adagio «dollaro basso-oro alto». La quotazioni hanno superato quota 690 dollari per oncia, con i future per giugno vicini a 695 dollari. In rialzo anche le quotazioni dell’argento.