L’euro mai così in basso da 9 mesi

Commercio Usa, il deficit cresce meno del previsto: la moneta a 1,21 dollari

da Milano

La crescita inferiore alla attese del deficit della bilancia commerciale statunitense in aprile ha dato ieri un’altra spallata ribassista all’euro, scivolato a 1,2117, il livello più basso degli ultimi nove mesi.
Alla vigilia, gli analisti avevano previsto una dilatazione del saldo negativo tra esportazioni e importazioni negli Usa a 58 miliardi di dollari, mentre il dato ufficiale ha “fissato“ a 57 miliardi il disavanzo (più 6,3% rispetto a marzo). Gli squilibri commerciali restano dunque un problema di difficile soluzione per l’America, ma non al punto da indebolire il dollaro così come è avvenuto per tre anni. È il segnale di un cambiamento di prospettiva, perché l’aumento del deficit inferiore alle stime non può da solo spiegare l’ulteriore calo dell’euro. Che è invece conseguenza diretta dell’attenzione maggiore prestata dai mercati valutari al diverso passo di crescita tra Stati Uniti ed Eurolandia, nonché al differenziale sui tassi, la cui forbice è destinata verosimilmente ad allargarsi a fine mese, quando la Federal Reserve alzerà di un quarto di punto il costo del denaro portandolo al 3,25% rispetto al 2% della zona euro. Giovedì, Alan Greenspan ha infatti ribadito che permangono le condizioni per proseguire la politica di moderato rialzo delle leve monetarie. Non solo. Il precario stato di salute economico di Eurolandia sta riproponendo con forza l’ipotesi - che sembrava definitivamente tramontata - di un taglio dei tassi.
Il no francese e danese al referendum sulla Costituzione e il dibattito sulla sostenibilità dell’euro non hanno inoltre certo giovato alla moneta unica, che ora rischia di scivolare sotto la soglia di 1,20 dollari. Soprattutto se i dati congiunturali Usa della prossima settimana (vendite al dettaglio e prezzi al consumo) confermeranno che la crescita è robusta e priva di spinte inflazionistiche.