L’euro scende, le Borse non si spaventano

Sensibili ribassi dei rendimenti per i titoli di Stato. Ma il giorno della verità è oggi quando riaprono Londra e New York, ieri chiusi

da Roma

Il non dei francesi alla costituzione europea spinge l’euro ai minimi dall’ottobre 2004 sul dollaro, ma non spaventa le Borse europee, che invece reagiscono abbastanza bene. I due andamenti contrastanti sono legati: «Il ribasso dell’euro va bene per gli esportatori europei, anche se ai mercati non piace l’incertezza», spiegano alla Societè Generale. L’indice della Borsa parigina ha chiuso con un lieve rialzo, a +0,07%, mentre Milano ha fatto segnare un +0,46% del Mibtel. Francoforte ha guadagnato lo 0,8%, Madrid lo 0,91%.
I principali mercati dei cambi, Londra e New York, ieri erano chiusi e quindi si attende la giornata di oggi per avere un responso completo. Tuttavia gli operatori sostengono che il ribasso dell’euro dei giorni scorsi aveva già incorporato buona parte del successo dei «no» in Francia. Il cambio con il dollaro è sceso sotto quota 1,25. «Ma il referendum francese non significa la fine della moneta unica, semplicemente mostra che l’Europa, per progredire, deve fare molti altri passi», sostengono alla JP Morgan-Chase. Effetti sensibili si sono registrati a sfavore delle monete di alcuni Paesi europei ma non-euro, o di Paesi candidati all’Ue: lo zloty polacco, la corona ceca, il fiorino ungherese e la corona slovacca hanno perso terreno nei confronti del dollaro, così come la lira turca. E non manca chi sottolinea che, a sfavore dell’euro, incomincia a giocare sempre più pesantemente il differenziale fra tassi Usa ed europei, e l’andamento deludente dell’economia europea. «È un momento difficile per l’Europa, ma la Bce continuerà a vigilare sulla stabilità di prezzi», assicura il presidente della banca centrale, Jean-Claude Trichet.
L’euro, nonostante la giovane età, è già diventato una valuta di riserva internazionale. Dunque il ribasso nei confronti del dollaro, dello yen e della sterlina dovrebbe risultare limitato: gli analisti della Deutsche Bank individuano un prossimo obiettivo di 1,2450 dollari per euro. Altri parlano di un deprezzamento variabile fra il 5 e il 10% che, almeno fra gli esportatori europei, non farebbe versare neppure una lacrima.
I mercati più sensibili all’esito del voto francese sono, senza dubbio, quelli dei titoli di Stato. Ebbene, nelle aste dei Btp e Cct italiani tenute ieri si sono verificati sensibili ribassi nei rendimenti, con il Btp decennale al minimo storico del 3,50% e il Cct settennale al 2,13%. «È stata un’asta tranquilla, e non era scontato dopo l’esito del voto», spiegano gli operatori. Dunque, «gli investitori esteri non sono scappati dai titoli italiani», si rileva sul mercato, anche se si è allargato a 22 punti base il differenziale fra bund tedesco e il Btp italiano.