L’«eurogeneration» si mette in posa

Le immagini di quattordici fotografi ci raccontano come vivono i ventenni di oggi nei nuovi e «vecchi» Paesi dell’Unione Europea

Pier Francesco Borgia

Mentre scricchiola pesantemente il tavolo della nuova Europa, una mostra, ospitata al Museo di Roma in Trastevere, celebra l’ingresso dei nuovi Paesi nell’Unione europea. Si tratta di un’esposizione che coinvolge quattordici fotografi ai quali l’agenzia Contrasto ha affidato il compito di girare in lungo e in largo nei Paesi della Comunità Europea per vedere chi sono e come vivono i giovani europei.
«Eurogeneration», che rimarrà aperta fino al prossimo 2 ottobre, mette davanti all’obiettivo una generazione nata sotto il segno di un’unione che se accomuna aspirazione e sogni fa anche emergere contraddizioni e differenze. Non più sentite come diverse identità nazionali ma come differenti stili di vita, modelli nuovi e inedite aspirazioni, in una visione veramente - e finalmente, almeno secondo i giovani fotografati e intervistati - globale.
L’esposizione si articola in una serie di «capitoli tematici». Ai fotografi è stato espressamente chiesto di occuparsi di un particolare angolo di visuale per analizzare la vita dei ventenni europei. «In alternativa», «Naturalmente», «Luoghi di fantasia», «Quasi un lavoro», «Dentro e fuori», «Vivere insieme» e «Come una famiglia» sono i titoli che raccolgono i lavori dei migliori tra i fotografi della nuova generazione (tra gli altri ricordiamo Stefano De Luigi, Massimo Sciacca e Riccardo Venturi).
Il quadro che offrono questi artisti dell’obiettivo racconta di una generazione resa più incerta dalla precarizzazione del lavoro e dalla volontà di vivere il più possibile in gruppo, ponendosi come principale obiettivo quello di trovare il modo migliore (più originale ed efficace) per esprimere la propria identità. E poco importa se estoni, inglesi e slovacchi finiscono per assomigliarsi pericolosamente.

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