L’Europa adesso fa il pieno di energia pulita

nostro inviato a Bruxelles

Un Consiglio epocale? Poco ci manca. A sorpresa - e senza troppe fibrillazioni interne - l’Europa ormai ingrassata a 27 trova un accordo vincolante, con tanto di multe salate per chi non rispetta le regole, sulla riduzione delle emissioni di gas effetto serra, sulla necessità di aumentare (e di parecchio) l’applicazione di fonti d’energia rinnovabili, di utilizzare biocarburanti, e di metter mano al portafogli non solo per incentivare tutte queste novità, ma anche di dedicare nuovi studi al nucleare, in modo da renderlo sicuro evitando anche i rischi da stoccaggio.
«Un grande passo avanti; saremo all’avanguardia nella politica energetica mondiale», ha commentato soddisfatta Angela Merkel. «Il vertice più significativo cui ho partecipato», è l’analisi di Barroso, che ha poi sottolineato come «l’Europa abbia dimostrato che è possibile prendere decisioni importanti e ambiziose». Che non si tratti di «accordo da poco, ma di grandissimo respiro», l’ha riconosciuto anche Prodi. Il quale però non ha potuto nascondere che ciò deve «significare per l’Italia una politica molto seria riguardo al controllo dei consumi di energia e una seria politica riguardo alle energie pulite alternative». Terreni questi su cui, per ammissione del presidente del Consiglio, «siamo estremamente arretrati» e davanti alla prospettiva di dover cambiare «la struttura dell’intero settore produttivo».
Non è una partita da poco scommettere, di qui al 2020, di ridurre del 20% (rispetto al ’90) le emissioni di gas effetto serra, aumentare del 20% le fonti di energia rinnovabili, introdurre il 10% di biocarburanti e affidare alla commissione il compito di fare proposte specifiche entro il 2008 per l’utilizzo di lampade a risparmio energetico in tutte le strade, ed entro il 2009 anche nelle abitazioni private.
Servono fondi. Prodi l’ha accennato, Barroso l’ha detto apertamente che per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni saranno previste agevolazioni e ricorso ai fondi strutturali. «Non si tratterà però di un nuovo patto di stabilità - ha precisato il presidente della Commissione -, e comunque si terrà conto delle specificità dei rispettivi Paesi». Intanto quel 20% di taglio dei gas serra riguarderà la Ue tutta, non i singoli Paesi. Poi si esaminernno caso per caso i punti di partenza dei 27 sull’introduzione delle fonti riciclabili (idroelettrico, solare, eolico). Di qui a settembre la Commissione europea dovrà aver pronto il piano, diverso per ciascuno, ma vincolante per tutti.
«La Commissione ha di fronte a sé un compito molto duro relativo alla ripartizione degli oneri di ciascun Paese nel raggiungimento dell’obiettivo per portare il consumo energetico europeo da fonti rinnovabili al 20% entro il 2020 - ha rilevato la Merkel alla fine dell’appuntamento -, ma sono certa che farà quanto si è deciso». Per quanto riguarda il contributo del nucleare, la Cancelliera ha rilevato che «in alcuni casi sarà incluso come fonte alternativa, in altri ci sarà prevalenza dell’eolico, in altri ancora prevarrà l’energia da biomasse e, infine in altri (come per Malta e Cipro) si terrà conto dell’impossibilità di fornire energia da fonti rinnovabili».
Un programma à la carte, insomma, con l’obbligo che ognuno faccia il suo. E nel quale comunque sarebbero stati posti elementi di salvaguardia: intanto nella «armonizzazione negli incentivi pubblici per le nuove energie», come richiesto anche dall’Italia, poi nei foraggiamenti alla ricerca. E ancora, nella salvaguardia di impianti altamente inquinanti ma di difficile sostituzione (per quanto ci riguarda si parla di fabbriche d’alluminio in Sardegna).
Prodi ha annunciato che si darà vita a una task force per individuare i provvedimenti da attuare e non perdere così le politiche finanziarie che saranno legate al conseguimento dei target. Ultima nota da segnalare del summit di primavera la conferma dell’obiettivo di ridurre i costi del roaming telefonico internazionale entro il primo semestre 2007.