«L’Europa ai margini della globalizzazione»

nostro inviato a Londra
Il G8 sollecita «azioni vigorose» per salvaguardare l'economia mondiale dai rischi rappresentati dagli elevati prezzi del petrolio e dagli squilibri nella crescita e nel commercio. Questi, spiega il ministro dell'Economia Domenico Siniscalco, incontrando i giornalisti al termine della riunione ministeriale a Lancaster House, sono i due rischi noti da tempo, ai quali si è aggiunto un terzo pericolo: una distribuzione squilibrata dei benefici della crescita fra le varie aree del mondo. «Vi sono alcuni Paesi, e l'Europa è l'esempio principale - afferma Siniscalco - che sembrano restare esclusi dai benefici del processo di globalizzazione e dalla crescita internazionale impetuosa di questi ultimi anni».
Insomma, per l'Europa il rischio è quello di restare ai margini della globalizzazione. L'esempio clamoroso delle inquietudini legate a questo fenomeno, è per Siniscalco, l'esito dei referendum sul trattato costituzionale europeo in Francia e in Olanda. «I benefici della globalizzazione sono poco visibili nei Paesi europei, e sono zero visibili in Italia. Bisogna contrastare le spinte populiste - osserva il ministro dell'Economia, riferendosi sicuramente anche alla posizioni anti-euro emerse in queste settimane - muovendo tutto quel che si può nell'economia reale, per agganciarsi alla crescita mondiale. Se non ci sbrighiamo ad agire, ci mettono nell'angolo».
Siniscalco è reduce da una colazione di lavoro, alla quale hanno partecipato i ministri finanziari di quattro Paesi emergenti in forte sviluppo: la Cina, ovviamente, ma anche l'India, il Brasile, il Sudafrica. I ministri finanziari del G8 hanno discusso di una crescita economica globale più bilanciata, e dell'interesse che gli stessi Paesi emergenti hanno nel non danneggiare un mercato importantissimo come quello europeo. Danni che, per esempio, possono giungere dall'evidente squilibrio che si riscontra sui cambi. L'assenza dei banchieri centrali dalla riunione londinese impedisce che la questione delle monete sia menzionata nel comunicato finale, tuttavia i ministri del G8 hanno rinnovato le loro pressioni su Pechino per una rivalutazione dello yuan. Nessuna risposta ufficiale dal ministro delle Finanze Jin Renqing.
La sensazione di Siniscalco è che, tuttavia, le discussioni stiano facendo passi avanti. «In queste riunioni si discute con toni pacati - spiega - ma credo che ci stiamo avvicinando a una soluzione di maggiore flessibilità». Venerdì, alla vigilia della riunione dei ministri finanziari, Siniscalco aveva indicato nel super euro una delle cause principali del calo delle esportazioni italiane, e dunque della crescita negativa (-0,5%) confermata dall'Istat per il primo trimestre dell'anno.
L'evidente legame fra scarsa crescita ed aumento del deficit pubblico in Italia fa parte del «pacchetto» di contro-deduzioni che Siniscalco si appresta a presentare a Bruxelles, per contrastare il via definitivo alla procedura nei confronti del nostro Paese per disavanzo eccessivo. Ieri, a Londra, il ministro dell'Economia ha passato «brevi manu» ai colleghi europei del G7 ma anche al presidente uscente Jean-Claude Juncker e al commissario agli Affari economici Joaquin Almunia, entrambi presenti a Londra. «Da lunedì ne discutiamo», aggiunge il ministro, ricordando che «queste trattative delicate non si conducono sui giornali». Secondo Almunia, il nostro governo farebbe meglio a impostare una manovra al più presto, per anticipare il rientro dal deficit, ma soprattutto dovrà impostare una buona legge finanziaria. Ma Siniscalco ha già chiarito nei giorni scorsi che la priorità è la crescita economica, e che una manovra correttiva in corso d'anno andrebbe nella direzione contraria a questo obiettivo.