L’Europa boccia ancora l’Italia «È un altro calcio nei denti»

Il Times: «Pagate violenza e corruzione». Carraro smentisce le dimissioni dall’Uefa. E nella Figc scatta la resa dei conti

nostro inviato a Cardiff
«È stato un altro calcio nei denti». Gli inglesi, che qualcuno li strabenedica, sono stati i primi a mettere il dito nella piaga. L’austero Times ha colto al volo l’occasione della bocciatura italiana nella candidatura a Euro2012 per stroncare il nostro calcio ridotto a uno «stato disastroso, condizionato da violenza e corruzione». Più sobri gli spagnoli di El Mundo: «L’Italia piange la sua disfatta» il loro titolo e ogni riferimento alle lacrime del ministro Melandri è naturalmente voluto. I francesi hanno puntato tutto su Platini. «Sarebbe una tentazione vedere la firma di Michel sotto la scelta a favore di Ucraina e Polonia» l’interpretazione buonista di Le Monde. Di sicuro Blatter, il grande assente, accusato di aver tramato nell’ombra, si è defilato secondo tradizione: un messaggio di augurio ai vincitori e nessun commento sulla disfatta italiana. Smentita in modo deciso ogni dietrologia dal portavoce dell’Uefa Gaillard: «Quando decidono 12 persone non vi azzardate a cercare una spiegazione». E allora, per la ricerca dell’assassino, bisogna tornare a Roma dove, per esempio, Pasquale Ferrara, portavoce della Farnesina, invita a restare nel recinto dello sport mostrando «rispetto per la decisione della Fifa (e qui scivola in un errore, si tratta dell’Uefa, ndr)».
Forse allora è il caso di ripartire dalla contabilità di Gianni Petrucci, presidente del Coni («su 10 eventi richiesti ne ospiteremo 9») che può sembrare una frase consolatoria e invece è una stoccata all’arroganza e all’improvvisazione del calcio e dei suoi dirigenti storici oppure dall’invito di Luca Cordero di Montezemolo con un passato di presidente del Col di Italia ’90 «a fare un’analisi onesta». Frase che vuol dire tutto senza farsi dei nemici gratis. Ma c’è anche chi, come il presidente del Napoli De Laurentiis definisce la sconfitta come «la più grande fortuna che potesse capitare al nostro Paese».
Franco Carraro, il dirigente finito dietro il banco degli accusati, ha smentito un burrascoso colloquio con il ministro Melandri e ancor meno l’intenzione di dimettersi dal comitato esecutivo Uefa. La sua dichiarazione a Cardiff («negli ultimi dieci mesi non sono stato in grado di fare opera di lobbing»), a molti del baraccone della federcalcio, è sembrata una sorta giustificazione tardiva. I conti, probabilmente, saranno regolati in occasione del consiglio federale del 27 aprile: sarà il giorno dei lunghi coltelli. La nuova presidenza Abete è infatti nata zoppa, dopo la figuraccia di Cardiff. Non avrà più la forza politica di imporre un vicepresidente vicario gradito, scegliendo Moroni (Lecce), invece che Matarrese considerato troppo ingombrante. E poi c’è un altro nodo da sciogliere: il dissidio tra Albertini, vicepresidente in pectore, e Gigi Riva che ha l’ambizione di guidare il coordinamento del club Italia. Il dirigente romano, neoeletto, ha promesso a Campana, suo elettore, il posto da affidare ad Albertini. Vedrete: dovrà essere Riva a fare un passo indietro. Per lui era pronta una poltrona nell’organizzazione 2012. Ma la questione più grave è legata al nodo degli stadi. E Matarrese, presidente della Lega, prima o poi dovrà porre la questione in modo deciso. Tante, troppe, le tensioni tra le società, a cominciare dalla Juventus, rimaste col cerino in mano. O il calcio italiano riuscirà, nonostante euro 2012 sia partito per Kiev e Varsavia, a realizzare l’ambizioso progetto di nuove realizzazioni preparate per il torneo, oppure il declino dei club a livello europeo sarà inevitabile. Abete e i nuovi consiglieri, invece di occuparsi di poltrone, forse è bene che si dedichino alla questione vitale del settore.