L’Europa «corretta» che continua a finanziare Eurabia

Bat Ye’or smentisce la diffusa convinzione che per essere forti ci voglia il fisico. È un donnino minuscolo con i capelli bianchi e occhi azzurrissimi, il suo nome significa in ebraico figlia del Nilo, ma dall’Egitto è stata cacciata nel 1957 perché è ebrea; ha sposato un inglese e oggi vive a Ginevra. Più del suo nome è il titolo del suo ultimo libro a essere diventato famoso, ormai un modo di dire per estrema sintesi quel che ci sta capitando e il rischio tremendo che l’Occidente corre: Eurabia. Oriana Fallaci ne fu fulminata, dal titolo e dal libro, opera di una storica rigorosa e durissima. Siamo a Cortina, sul palco del PalaLexus, e anche se conosco dall’inizio dell’impresa che ha svecchiato la scicchissima cittadina le capacità di Enrico e Jole Cisnetto, la loro “Cortina incontra” quest’anno è una vera macchina da guerra di politica e cultura, una boccata d’aria nella fogna italiana.
Che siano riusciti a portare perfino Bat Ye’or, per la prima volta in Italia, invece del solito cattivo maestro, il Fratello musulmano Tariq Ramadan, a un affollato incontro moderato da Duilio Di Giammaria, inviato del Tg1, lo dimostra una volta di più. È una studiosa famosa, tiene conferenze nelle maggiori università del mondo, ma non c’era uno straccio di giornalista a intervistarla. Quel che dice non piace alle orecchie dei politically correct. E non piace nemmeno il racconto tutto personale, che mette i brividi ad ascoltarlo, di un’altra ospite, un’europea che ha vissuto per nove anni nella famiglia dei Bin Laden in Arabia Saudita, perché ne aveva sposato uno, Carmen bin Laden. «Il velo strappato» si chiama il libro nel quale racconta come è riuscita a fuggire e a sopravvivere con le sue tre figlie, strappate a un destino di recluse.
L’incontro di Cortina è dedicato a Oriana Fallaci, tra poco sarà il primo anniversario della morte e potete stare certi che le celebrazioni saranno gestite in modo da rendere innocua la sua testimonianza, mentre si costruisce alacremente a Colle Val d’Elsa la moschea che lei avrebbe voluto far saltare, una moschea per ottomila musulmani quando in quella zona, per ora, ce ne sono meno di duecento, e un luogo di culto lo hanno già. Non potrebbe comportarsi diversamente Itabia, provincia di Eurabia, tra una moschea in piena costruzione al centro di Roma, che tutti sanno essere punto di raccolta per integralisti, e una povera Madonnina murata da un islamico irritato, e salvata da due signore, anziane e coraggiose, in un paese vicino a Lecco. L’avidità e l’ansia di consenso che finiranno col distruggerci, Bat Ye’or le chiama «dhimmitude», da «dhimmi», come venivano definiti i cristiani e gli ebrei che dal VII secolo sono stati obbligati alla regola musulmana, al tributo, e che oggi continuano a praticarli: per essere tollerati bisogna essere riconoscenti, degli infedeli sottomessi. È stata di sottomissione anche la politica filo araba dell’Europa negli ultimi trent’anni, l’era del petrolio, dei sensi di colpa per l’epoca coloniale, della follia antinucleare. Ora che in Francia, in Germania, in Svezia, tra poco anche in Italia, il controllo sulla politica migratoria è perso, i politici si ostinano a non ammetterlo. Dice Bat Ye’or: «Questo stato di dhimmitudine occulta, che ha le sue radici nella jihad millenaria, è però deliberatamente negato o non riconosciuto dagli attuali governanti europei. L’Europa preferisce ignorare la costituzione di una rete terroristica e finanziaria sul proprio territorio. Spera di poter comprare la propria sicurezza mediante aiuti per lo sviluppo, elargiti a governi che mai hanno ricusato la demonizzazione dell’Occidente radicata nella cultura della jihad». Uno dei massimi servigi resi dall’Europa «consiste nella delegittimazione dello Stato di Israele». La scrittrice accusa di «dhimmitudine» anche i mezzi di comunicazione europei: «Assolvono il terrorismo palestinese e islamico, lasciando credere ai lettori che la colpa sia degli Stati Uniti e di Israele».
Quando parlo dei guai combinati in un solo anno dal governo Prodi, in prima fila i ministri degli Esteri, dell’Interno e della sedicente Solidarietà Sociale, Bat Ye’or annuisce convinta, ma poi aggiunge che almeno qui da noi si parla, si discute, ci sono persone che a rischio forse della vita denunciano il pericolo, mentre altri Paesi tacciono perché non sanno che fare o perché sono completamente fuorviati dal politically correct. Eppure, quando le chiedono un giudizio sul presente, le sue parole sembrano la definizione perfetta del comportamento dei notabili del governo italiano. «L’occultamento da parte europea dell’ideologia e della vera storia della jihad è rimpiazzato con scuse e rimorsi, con l’autoflagellazione per le crociate e le disparità di sviluppo tra Nord e Sud, infine con la criminalizzazione di Israele. Il male viene attribuito agli ebrei e ai cristiani per non urtare la suscettibilità del mondo musulmano, che rifiuta ogni critica al suo passato di conquiste e di colonizzazioni. Questo genere di rapporto diseguale è proprio del sistema della dhimmitudine. L’antico universo, condizionato dall’insicurezza, dall’umiltà e dal servilismo come pegni di sopravvivenza, è stato così ricostituito nell’Europa contemporanea». Grande donna, poveri noi.
Giovanna Maria Maglie