L’Europa delusa dalla manovra: non basta, servono altre misure

Roma - La finanziaria di Prodi e Padoa-Schioppa è stata una delusione per l’Europa. «Il progetto di bilancio per il 2008 presentato dall’Italia non è ambizioso come concordato», ha detto il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Joaquin Almunia. «Tutti i Paesi della zona euro devono attenersi all’obbiettivo concordato di un aggiustamento strutturale del proprio deficit dello 0,5% annuo, mentre l’Italia, non avendo voluto usare i maggiori introiti fiscali interamente per la riduzione del deficit, si fermerà allo 0,2%. Quindi», ha concluso Almunia», aspettiamo con ansia di vedere quali misure il governo e il Parlamento italiano aggiungeranno a questa manovra per rispettare l’accordo di Berlino».

Parole durissime. Ma non isolate. Ieri critiche pesanti alla legge finanziaria sono arrivate anche dai sindacati. Cgil, Cisl e Uil, senza distinzioni di bandiera, denunciano infatti la totale mancanza di tagli fiscali nella busta paga dei lavoratori. «Serve, anche se non tutto insieme, lo spostamento di un punto di Pil (circa 15 miliardi di euro, ndr) di interventi fiscali a favore del lavoro dipendente», dice Guglielmo Epifani, accusando il governo di aver attuato una politica fiscale a favore delle imprese e a scapito dei lavoratori dipendenti.
Lanciata dalla Cisl, la questione fiscal-salariale (intesa come peso delle tasse sulle retribuzioni dei dipendenti) ha fatto breccia nelle altre confederazioni sindacali e nella stessa Confindustria.

L’intervento, secondo il segretario della Cgil, dovrebbe avvenire non tanto modificando le aliquote dell’Ire (ex Irpef), come vorrebbe invece la Cisl, quanto con forti detrazioni sul lavoro dipendente o attraverso la restituzione del drenaggio fiscale. Nei giorni scorsi lo stesso Luca di Montezemolo ha ritenuto fondate le richieste di minor peso fiscale sui salari dei dipendenti.

Nel corso dell’audizione davanti alle commissioni Bilancio congiunte, a Palazzo Madama, il segretario Raffaele Bonanni denuncia con forza la mancanza di risorse per il contratto dei dipendenti pubblici e per la riduzione delle tasse ai lavoratori. Conferma inoltre la manifestazione sindacale, nella seconda metà di novembre, proprio sulle tasse: una data scelta con oculatezza, visto che il 19 novembre la Finanziaria arriva alla Camera. Bonanni replica poi a Tommaso Padoa-Schioppa: «Sono belle le tasse pagate in relazione a ciò che uno possiede. Oggi - precisa - le tasse sono brutte, perché chi ha molto paga meno di quanto dovrebbe, e questo manomette il patto costituzionale».

Secondo Epifani, negli ultimi anni, il lavoratore dipendente ha perso in media, nel confronto con gli omologhi europei, fra i 1.000 e i 1.500 euro. «Dati alla mano - gli fa eco Antonio Foccillo, segretario confederale della Uil - un operaio ha perso nel solo 2007 circa l’1% della propria retribuzione». Cgil, Cisl e Uil lamentano poi il rinvio della nuova tassazione delle rendite finanziarie. «Si tratta di una dilazione incomprensibile», dice Epifani.

Non mancano critiche alla Finanziaria anche da parte delle organizzazioni imprenditoriali, non tanto sulle tasse quanto sul mancato taglio della spesa pubblica. Nella manovra 2008, Confindustria avrebbe voluto «maggiore determinazione nei tagli strutturali di spesa», osserva il direttore generale Maurizio Beretta, che chiede al governo di non modificare il protocollo sul welfare. Sarebbe servito più coraggio sia sulla riduzione delle tasse che sul taglio della spesa pubblica, concordano le cinque grandi organizzazioni del lavoro autonomo (Confcommercio, Confesercenti, Confartigianato, Cna e Casartigiani), «considerando che con una pressione fiscale superiore al 43% del Pil, l’Italia è al vertice della classifica europea per il prelievo tributario».