«L’Europa deve puntare sul Mediterraneo»

Il presidente della Confindustria sprona il Vecchio continente a competere con America e Asia scommettendo sull’integrazione economica con i Paesi del «Mare nostrum»

Gian Maria De Francesco

nostro inviato a Palermo

Confindustria sceglie la svolta mediterranea. E lo fa a Palermo, la città che Federico II di Svevia aveva eletto a punto di raccordo tra le tre religioni monoteistiche. Ieri il presidente dell'associazione degli industriali italiani, Luca Cordero di Montezemolo, ha dichiarato che Confindustria entrerà a far parte dell'Umce, l'organizzazione che riunisce le aziende dei Paesi del Mediterraneo.
«Siccome l'Europa sfortunatamente non sta dando segnali di grande velocità, ci stiamo muovendo noi. Non ci sono assolutamente contrapposizioni», ha spiegato Montezemolo sottolineando che la mossa non prelude a una Confindustria meno europeista e più filo-araba. Né tantomeno si tratta di una polemica nei confronti dell'Unice, l'associazione delle confindustrie europee. «La decisione - ha aggiunto - è coerente con l'impegno fortissimo sul fronte dell'internazionalizzazione».
Insomma, Viale dell'Astronomia vuole giocare d'anticipo sui concorrenti europei considerato che anche Grecia, Spagna e Portogallo sono in trattative per entrare nell'associazione presieduta dal turco Ömer Sabanci in vista della creazione di un mercato unico euro-mediterraneo nel 2010. Gli interscambi italiani con il subcontinente, infatti, ammontano a 36 miliardi di euro, ma 17 miliardi sono rappresentati da petrolio e gas.
Il margine di crescita, quindi, c'è e si tratta di mettere a punto una strategia sul tavolo della globalizzazione. «Da imprenditore ritengo che per reggere la sfida dell'America e dell'Asia, l'Europa debba riuscire a svolgere verso il Mediterraneo in tempi rapidi la stessa azione di integrazione che sta svolgendo nei Balcani e nell'Europa centro-orientale», ha precisato Montezemolo. Di qui l'idea-chiave del Forum economico del Mediterraneo che, sostenuta dal sistema Italia rappresentato da Confindustria, Abi e Ice, ha riunito ieri e oggi a Palermo oltre 600 imprenditori di 13 Paesi dell'area, incluse una delegazione palestinese e una libica.
Un momento di comunicazione tra le due sponde del Mare nostrum dei Romani che va oltre gli incidenti di Bengasi. «Sono particolarmente orgoglioso che dal nostro mondo imprenditoriale - ha aggiunto Montezemolo - venga una risposta così chiara, forte e all'unisono contro tutti coloro che, irresponsabilmente, fomentano conflittualità e divisioni tra le nostre culture, religioni e società». Perché fare business significa abbattere le barriere. «Sono presenti - ha sottolineato - imprenditori di fede musulmana, ebraica e cristiana uniti dalla comune volontà di sostenere la crescita economica e lo sviluppo del benessere attraverso la cooperazione imprenditoriale e commerciale».
A questo proposito il presidente dell'Abi, Maurizio Sella, ha ricordato che ci sono «oltre 8 miliardi di euro stanziati per le imprese che scelgono di operare nei Paesi del Mediterraneo, dei quali il 54% è già utilizzato» e che nel prossimo futuro è prevedibile un aumento della presenza dei nostri istituti nell'area. Il presidente dell'Ice, Umberto Vattani, ha invece auspicato che l'appuntamento palermitano possa trasformarsi in una sorta di Davos mediterranea. Montezemolo ha assicurato che le vicende di Bengasi non avranno conseguenze negative sulle imprese italiane «nella maniera più assoluta». Tesi condivisa dal direttore dell'ufficio Ice di Tripoli, Alberto Catarci. «Non si vedono riflessi sui rapporti economici», ha dichiarato ricordando come gli interscambi Italia-Libia nei primi undici mesi del 2005 abbiano sfiorato i 10 miliardi di euro con una crescita annua del 38 per cento.
Un ultimo accenno Montezemolo lo ha fatto alle questioni strettamente italiane. «È un fatto positivo che il tema del cuneo fiscale venga messo al centro dei programmi di entrambi gli schieramenti politici», ha detto. La crescita del fatturato delle imprese nel 2005? «Scintille di ripresa».