L’Europa difende il Papa. Chirac invece no

Barroso: «La libertà di parola è sacra». Frattini: «Dialogo solo con chi rispetta la vita». Parigi: non confondere Islam e islamismo

Marianna Bartoccelli

da Roma

L’Unione Europea scende a fianco di Papa Ratzinger e, attraverso le parole del portavoce del commissario Barroso, definisce «inaccettabile qualunque reazione sproporzionata e contraria alla libertà di espressione». Sostegno pieno al Papa anche da parte del Ppe riunito a Bruxelles alla presenza di tutto il gruppo europarlamentare. Toni moderati invece sono quelli utilizzati dal presidente francese Jacques Chirac che pur non criticando in alcun modo le parole di Papa Benedetto XVI, invita a un linguaggio «più diplomatico». «Dobbiamo evitare - ribadisce - qualunque cosa che possa accrescere le tensioni tra popoli e religioni».
Risponde Bruxelles quindi dopo un forte pressing del vicepresidente della Commissione, l’italiano Franco Frattini, che già a Genova nella prima parte della mattinata aveva difeso il pensiero del Papa e spiegato che la Ue «è lungi dall’idea di allontanare il dialogo». «Abbiamo bisogno di più dialogo interreligioso. Ma ci devono essere principi fermi - ha ribadito Frattini -. Non si discute sulla sacralità della vita umana, lì non ci possono essere scorciatoie». Sulla stessa linea la posizione di José Manuel Barroso che, attraverso il portavoce Johannes Laitenberg, ha puntualizzato che «secondo la Commissione europea qualunque reazione deve essere basata su ciò che realmente è stato detto e non su frasi estrapolate dal loro contesto e talvolta deliberatamente estrapolate». «Un dibattito aperto fondato sul rispetto reciproco - ha ribadito Laitenberg - è il modo migliore per incentivare la comprensione reciproca. Il discorso del Papa è un contributo teologico e non sta alla Commissione commentarlo». In ogni caso, ha ricordato il portavoce, «la libertà di espressione è una pietra angolare dell’ordine europeo, così come la libertà e il rispetto di tutte le religioni e le credenze siano esse la Cristianità, l’Islam, il Giudaismo, il Buddhismo o il laicismo».
Anche il presidente del Ppe, Wilfred Martens, durante la riunione del bureau politico, a cui ha partecipato anche il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, va oltre la solidarietà al Pontefice e sottolinea che nelle sue parole non c’era alcuna intenzione di offendere. E il segretario nazionale dell’Udc si dichiara «orgoglioso» che l’Ue abbia riconosciuto le vere intenzioni del Pontefice «sempre teso al dialogo e alla pace».
Si allinea con Ratzinger anche l’Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, capo della Chiesa anglicana: «I commenti del Pontefice sull’Islam sono stati estrapolati dal loro contesto», ha affermato in un’intervista rilasciata ieri alla Bbc. «Il Papa ha già reso pubbliche le sue scuse e penso - ha detto l’arcivescovo - che il suo punto di vista sull’argomento vada inserito nell’insieme dei suoi discorsi e dei suoi scritti nei quali il Pontefice ha dimostrato più volte di voler promuovere il dialogo».
«In passato - ha aggiunto Williams - Benedetto XVI ha dimostrato di apprezzare molto il contributo della comunità islamica. È un peccato che una singola frase, che è solo una citazione, sia stata tolta dal suo contesto e non si sia tenuto conto dell’atteggiamento complessivo del Pontefice», ha affermato il primate anglicano. Sulle ragioni delle vibranti proteste islamiche di questi giorni Williams ha dichiarato che «i leader cristiani devono fare i conti tutti i giorni con critiche e satire spesso blasfeme. I musulmani in molti Paesi si sentono una minoranza vulnerabile, spesso disprezzata come violenta e irragionevole e per questo reagiscono con durezza a qualsiasi commento critico». Invece secondo il capo di Stato francese, Jacques Chirac, è necessario abbassare i toni e bisogna «evitare di confondere l’Islam, che è naturalmente una religione rispettata e rispettabile, e l’islamismo radicale che è una forma di comportamento completamente differente e che ha natura politica». Il presidente francese ha tenuto comunque a sottolineare che non aveva «né la vocazione né l’intenzione di fare commenti sul discorso del Papa» e che parlava «sul piano generale e nel quadro del dialogo tra culture e civiltà» che egli appoggia.