L’Europa diventa l’obiettivo

(...) di Genoa che di Sampdoria.
Fino a oggi. Perchè raccontare della partita di giovedì sera con il Siviglia è parlare di epica, è parlare di calcio intenso, bello, divertente, al cardiopalma. Vero. Parlano i fatti: da un lato, una Samp che doveva vincere per forza; dall’altro, un Siviglia a cui bastava anche il pareggio, ma che non ha mai rinunciato a provare a vincere da grande squadra quale è. Una squadra che, in questi anni, è sempre andata avanti in Europa; una squadra che ha appena battuto il Real al Bernabeu; una squadra guidata da uno straordinario giocatore come Konko. Una grande squadra.
E poi, un pubblico che è clamorosamente mancato all’appuntamento decisivo della stagione, provocando le giuste rimostranze di Mazzarri. Metteva tristezza giovedì sera vedere il Ferraris così sconsolatamente vuoto. E non si può essere certo tacciati di genoanità dicendo che, a parti invertite, con i rossoblù in Europa (traguardo che non raggiungono da tempi ormai giurassici), lo stadio di Marassi sarebbe pieno come un uovo. Era la partita della vita, peccato per chi non se ne è accorto.
E poi, il primo tempo in cui il Doria non è riuscito a scardinare l’organizzazione di gioco dei rossi spagnoli. E poi dieci minuti iniziali del secondo tempo da brividi. E poi Cassano che, quest’anno, tranne le partite con Catania e Reggina, non è mai stato il genio del calcio che eravamo abituati a vedere. Oddio, intendiamoci. Il peggior Cassano è spesso il migliore in campo e un paio di assist davanti al portiere per un compagno senza nemmeno alzare la testa li mette sempre. Per di più, giovedì sera ha pure corricchiato per il campo, con uno spirito di sacrificio assolutamente insolito.
Però. Però gli eroi dell’epica, stavolta, sono altri. Uno su tutti: Luca Castellazzi. Lui con l’Aalborg era costato l’Europa alla Samp. Lui con il Siviglia ha regalato l’Europa alla Samp, con almeno due parate straordinarie e decisive. A volte, è retorica, quando si dice che certe parate valgono una rete. Stavolta, non è retorica.
E ancora. I soldatini: da Bottinelli, mai così in partita, a Pieri, straordinario. Da Padalino, trasformato da Mazzarri, a Sammarco, alla prima buona partita della stagione, fino al ritrovato Franceschini. Insomma, la dimostrazione - l’ennesima - che dire che la Samp è Cassano è fare un torto alla Samp. E, forse, anche a Cassano.
Sicuramente, è fare un torto a Mazzarri che, ancora una volta, si è dimostrato un grandissimo allenatore, nonostante sia ben lontano dall’avere i due giocatori per ruolo che aveva chiesto alla fine della scorsa stagione alla società. Mazzarri è uno che, come abbiamo scritto, ha insegnato alla squadra a saper vincere. Uno che, continuando a ribadire che lui non insegue scuse per le sconfitte e quasi negando l’evidenza, sta imparando anche a saper perdere. Insomma, Mazzarri sta dimostrando di imparare dalle critiche, anche se non vuole darlo a vedere. E questo gli fa grande onore, visto che è un ottimo allenatore. Poi, certo, non tutti lo capiscono. Ma questa è una città dove, non più tardi di qualche settimana fa, si ipotizzava il ritorno di Novellino per salvare la stagione e, dopo le reti di Bonazzoli con il Kaunas, si scriveva che zittiva a suon di gol quelli che lo davano per spacciato. Buongustai!
La stagione blucerchiata, a questo punto, intonate le note dell’epica, ancor più epica può diventarlo per davvero. Soprattutto, se si punterà decisamente sull’Europa. Fra un ottavo e un quattordicesimo posto - le posizioni dove potrebbe verosimilmente piazzarsi il Doria in campionato - non c’è molta differenza. Fra vincere l’Uefa o almeno provarci, oppure no, invece, la differenza è netta.
Ecco, la Samp dell’altra sera ha tutte le caratteristiche per provarci. Ha il tecnico. Ha il gruppo. Ha il cuore. Sognare non è vietato. Ed è gratis. Se poi si investe...