L’Europa in fiamme per la crisi, ma alla fine l’Italia resiste

A Londra decine di migliaia di studenti in piazza (con acclusa irruzione e vandalismi sfrenati nella sede del partito Tory, quello del premier David Cameron) contro il progetto del governo britannico di triplicare le rette universitarie, la Francia in ginocchio per due mesi con un’ondata di scioperi, cortei e manifestazioni, senza precedenti per costringere il presidente Sarkozy a ritirare la legge, poi approvata dal governo due settimane fa, che aumenta di due anni l’età della pensione.
E ancora: la Grecia semiparalizzata per le proteste contro l’austerity e le riforme del governo di Giorgio Papandreu (ai camionisti, che hanno infilato tre settimane di sciopero si sono poi accodati i lavoratori dei trasporti ferroviari e stradali urbani ed extraurbani, portuali e medici). La Spagna che è piombata nel caos per il primo sciopero generale negli otto anni dell’era Zapatero: trasporti bloccati, ferme le industrie del settore metallurgico e delle costruzioni e fermo persino il re Juan Carlos che, per un giorno, non ha preso impegni ufficiali.
E poi nel resto del Continente, in una sovrapposizione multilingue di urla e slogan, i cortei e le proteste in Portogallo, Paese che sta tentando disperatamente di convincere i mercati finanziari che i suoi titoli di Stato sono ancora degni di fiducia ma che, nel contempo, sta provvedendo ad ulteriori drastici tagli e il preoccupante enigma di un’Irlanda circondata da un mare di guai, che sta seminando scontenti, agitazioni e naturalmente panico nei risparmiatori.
Unita dal fil rouge, ad alta tensione, delle proteste che sempre più spesso sfociano semplicemente nel caos, l’Europa si dibatte, dunque, nella crisi economica e nelle strette delle varie manovre finanziarie. Ma i disfattisti di casa nostra fanno finta di non accorgersene. Evidentemente a qualcuno piace puntare più su un ritratto infedele di un’Italia che resterebbe l’unica impanata nella crisi e sull’orlo della bancarotta. E invece. Invece le cose non stanno propriamente così, tanto che pur con i nostri problemi, sarebbe il caso di prendere atto di alcune verità e di parecchi sforzi che non hanno inciso sulle tasche degli italiani così come è accaduto nel resto d’Europa. Se è vero ad esempio che il governo di Lisbona ha tagliato gli stipendi degli statali del 5 per cento per contenere la spesa pubblica a partire dal 2011 e aumentato l’Iva dal 21 al 23 per cento è anche vero che la crisi della Anglo Irish Bank potrebbe costare al governo di Dublino fino a 30 miliardi di euro, una cifra che non può permettersi in questo momento. Quanto alla Spagna le ultime rilevazioni indicano di un nuovo incremento dei senza lavoro con 60.000 disoccupati in più ad agosto. In totale sono sempre circa 4 milioni, quasi il 20 per cento, ovvero il doppio della media europea. Nel frattempo giusto per dare il colpo di grazia Zapatero ha insistito e insite convinto sulla necessità di portare a 67 anni l’età pensionabile (un’altra riforma sulla quale i sindacati si dicono intenzionati a dare battaglia) e ha portato in Consiglio dei ministri il progetto di bilancio per il 2011 che prevede sostanzialmente la ben nota accoppiata di «lacrime e sangue». E da noi? Non andiamo a gonfie vele certo, ma l’agenzia di rating Standard & Poor’s, ha, proprio pochi giorni fa, confermato l’«A+» per le emissioni a lunga scadenza made in Italy. Un voto di consenso che si rafforza ancor più considerato l’andamento del deficit di Stato fra entrate e spese. Che in ottobre è stato di 7,5 miliardi contro gli 11 realizzati nell’ottobre 2009, con una diminuzione di 3,5 miliardi, circa un terzo del totale. L’impostazione, come dire, prudente del governo ha quindi avuto altri buoni effetti. Ad agosto la nostra produzione industriale ha segnato un più 9,5 per cento contro una media dell’euro zona pari al 7,9 per cento, il 4,2 per cento del Regno Unito e il 6 per cento degli Usa. Siamo sopra la Francia (+3,2 per cento), e poco sotto la sempre sorprendente Germania (+10,7 per cento). La disoccupazione da noi è all’8,3 per cento, contro il 10,1 per cento dell’euro zona e della Francia. Sarebbe meglio che qualcuno dei soliti noti pronti a sparare cifre in libertà qualche capatina fuori confine la facesse.