L’Europa del golf irrita papà Bush e Clinton

Le grandi individualità statunitensi punite dalla compattezza della squadra più debole

Maria Pia Gennaro

da Dublino

La squadra europea di Ryder Cup è entrata nella storia. Per la terza volta consecutiva si è aggiudicata la sfida contro gli americani nella 36ª Ryder Cup che si è conclusa ieri al K Club di Dublino. Gli statunitensi sono usciti umiliati dallo scontro con i rivali, nettamente più deboli sulla carta, ma uniti come squadra e legati tutti da una profonda amicizia. Le individualità dei campioni americani hanno pesato in modo determinante sul rendimento della squadra che nemmeno il capitano Tom Lehman è riuscito a rendere compatta. Tra due ali ininterrotte di folla esultante che non ha smesso nemmeno un secondo di incitare i suoi beniamini nonostante una pioggia insistente, gli europei hanno percorso un cammino trionfale ottenendo otto successi nei singoli e chiudendo l'incontro per 18 e mezzo a 9 e mezzo, lo stesso umiliante punteggio della scorsa edizione. A nulla sono serviti gli incitamenti dei moltissimi americani in campo, compresi gli ex presidenti Bush e Clinton, perché i nostri, guidati da un trascinatore come Garcia (sconfitto nei singoli ma imbattuto nei doppi) e da un leader come Montgomerie (vincitore su Toms esattamente come successe due anni fa), hanno visto tutti gli altri componenti della squadra rendersi autori di ottime prestazioni.
Tutti hanno giocato ai massimi livelli: vincitori a pieno merito l'esordiente Stenson che ha conquistato con freddezza il punto decisivo dopo che Donald aveva garantito il pareggio e il mantenimento della coppa d'oro, battendo come due anni fa Campbell; Olazabal che ha sconfitto l'ombra del Mickelson vincitore ad Augusta; Casey che ha coronato la settimana d'oro della sua carriera; Howell che ha dimostrato di meritare il posto di numero uno europeo fino alla settimana passata; Westwood e McGinley, grandi campioni ma soprattutto grandi uomini i quali sono stati vicini a Clarke (divenuto ormai eroe nazionale irlandese) che ha ritrovato, dopo un periodo tristissimo della sua vita privata, le lacrime di gioia, il suo pubblico, il suo gioco e ha ottenuto tre punti in altrettanti incontri disputati. È stato il miglior team europeo nei 79 anni di storia della coppa e ha raggiunto il perfetto equilibrio fra giovani giocatori entusiasti e campioni di provata esperienza, fra sportività ma allegria, fra piacere di giocare e divertimento nel farlo e ciò fa parte della ricetta che ha fatto dell'Europa, negli anni, una squadra pressoché imbattibile. Pollice verso per tutti gli americani, Mickelson, Furyk e Tiger in testa, ovvero i tre migliori giocatori al mondo.