L’Europa del Milan ora è tutta in salita

Vano l’assalto di Shevchenko (entrato nel finale) e compagni. E l’arbitro nega anche un rigore su Serginho

Franco Ordine

nostro inviato a Eindhoven

Non è lo stesso Milan di sabato sera e lo si capisce dal risultato. Prima sconfitta nel girone di Champions league che rimescola le posizioni e sottopone a un grave rischio la qualificazione. Adesso, per uscire vivi dalla tenaglia, bisogna vincere le ultime due sfide in calendario, nella maledetta Istanbul e poi a San Siro contro i tedeschi dello Schalke 04. Tutt’altro che facile e scontato. Non è lo stesso Milan che prese a sberle la Juventus e la riprova arriva dal fatto che nonostante un assedio durato 45 minuti (tutta la ripresa) alla porta del Psv, la squadra di Ancelotti non riesce a guadagnarsi il viatico di una sola rete. Merito di Gomes, d’accordo, ma anche demerito della serata di discutibile vena degli attaccanti. Neanche l’arrivo di Shevchenko contribuisce a migliorare il rendimento. Vieri è una boccia persa, bisogna dirlo chiaro. E Kakà, nella serata, brilla pochissimo.
Certo non è automatico duplicare la prova contro la Juve, qui in Olanda. Non è così facile perché tre giorni appena concessi al recupero delle migliori forze sono forse pochi mentre il Psv può lanciarsi subito a testa bassa verso Dida dopo la gita fuori porta col Twente. Hiddink molla subito gli ormeggi e attacca con quattro-cinque uomini, portando sotto non solo i tre punteros di mestiere ma accompagnando la marcia d’avvicinamento con tutti i centrocampisti. Appena si verifica una sbavatura nella difesa rossonera, il Psv trova il gol del vantaggio che mette il Milan subito con le spalle al muro. Il primo errore è di Kaladze poco reattivo nel chiudere su Farfan, lasciato così libero di entrare in area, prendere la mira e «bucare» Dida sul primo palo, che è poi il palo coperto dal portiere. A quel punto non è facile apparecchiare la partita e neanche una reazione degna di nota, specie se davanti i due attaccanti, Gilardino e Vieri, non riescono a tenere palla e non consentono alla squadra di salire, di guadagnare campo e di portare la guerra là dove serve. Gli unici assalti efficaci, perciò, riescono su punizione (Pirlo una volta sfiora l’incrocio) e nei mischioni dagli angoli che non esaltano certo la reattività di Vieri. Non solo, ma appena Gattuso e Stam fanno salire la temperatura dei duelli rusticani, con qualche entrata rude, l’arbitro interviene e distribuisce un paio di gialli che incidono sulla serata dei due «bravi» di Ancelotti. Lesto è l’allenatore nel cambiare in avvio di ripresa: Gattuso, a rischio espulsione, resta sotto la doccia, rimpiazzato da Jankulovski, mentre Kaladze cede il passo a Serginho.
Nella ripresa è ancora un’altra partita. Il Psv si difende, con le unghie, il Milan si lancia all’attacco. Domina il gioco, controlla tutto il campo ma ricava dall’enorme fatica compiuta in una serata senza grande fortuna, poca roba. Il solito tiro dalla distanza tentato da Seedorf che viene deviato sotto la traversa da un attento portiere (Gomes, brasiliano, è molto meglio dei tanti celebrati di casa nostra), capace di ripetersi più tardi, su punizione, quando tocca a Shevchenko misurarne la bravura con una stoccata indirizzata sotto la traversa. Ecco, arriva anche Shevchenko dalla panchina, scaldato e spedito in campo nei 15 minuti conclusivi a tentare l’impresa. Su di lui, in area, commettono anche un fallo da rigore ma si sa come sono gli arbitri inglesi. Poll sorvola in modo sfacciato anche su una spintarella ai danni di Serginho. Non è uno fiscale, insomma. Il Milan finisce addirittura in dieci (Stam superato in dribbling da Beasley, scivola e da terra, con le mani ferma l’americano). Le ultime spallate producono solo un effetto curioso sul conto del Milan, senza artigli. La prima sconfitta nel girone di coppa Campioni non è di poco conto. Può diventare un macigno sulla qualificazione tornata in bilico.