L’Europa non conosce le leggi della fisica

«L’Europa fa il pieno di energia solare» era lo strillo più popolare dei giornali e telegiornali di ieri. Come? Facilissimo: hanno fatto un accordo. Anzi un accordo «vincolante con tanto di multe». Insomma, hanno fatto una specie di legge. Peccato che le leggi della fisica si fanno un baffo di quelle degli uomini. I quali, più passa il tempo più si ostinano a ignorare le prime. Pensate, i burocrati di Bruxelles, non avendo niente di meglio da fare, hanno deciso che per il 2020, e per legge, la quota di produzione energetica da fonti solari dovrà essere del 20%; e del 20% in meno rispetto ai valori del 1990 dovranno essere le emissioni di gas-serra.
La decisione ha fatto trionfare il Cancelliere tedesco Merkel, secondo cui l'Europa «sarà così all'avanguardia nella politica energetica mondiale». Avesse detto la parola «produzione», avremmo osservato che l'Europa è già all'avanguardia, visto che la prima fonte d'energia elettrica europea è quella nucleare; ma ha detto la parola «politica», di cui poco c'intendiamo e quasi nulla possiamo osservare. Possiamo solo avanzare timore e sconforto: timore che questa politica d'avanguardia trascinerà l'Italia in una profondissima fossa, e sconforto che il nostro governo nulla abbia fatto per evitarcela. Romano Prodi lo ha addirittura apostrofato «accordo di grandissimo respiro». Già, dell'ultimo respiro. Vediamo perché.
Il Protocollo di Kyoto ci vincola a ridurre le emissioni del 6.5% rispetto ai livelli del 1990. Da allora, le emissioni sono invece aumentate, sicché, solo per rispettare Kyoto dovremmo ridurre le emissioni odierne del 17%. Rispetto al nuovo (e «di grande respiro») accordo, invece, dovremmo ridurre le emissioni odierne del 30%. Siccome il 30% è giusto la quota d'energia primaria che usiamo per la produzione elettrica e siccome il 90% dei consumi d'energia primaria sono responsabili delle nostre emissioni di gas-serra, col nuovo (e «di grande respiro») accordo dovremmo smettere di produrre energia elettrica da gas, carbone o olio combustibile. In pratica, dovremmo smettere di produrre energia elettrica tout court (a parte il 15% di idroelettrico).
Come faccia Prodi a respirare a pieni polmoni è un mistero: non è difficile calcolare che per produrre da tecnologie «solari» il 20% dell'energia elettrica che ci serve (il massimo che si può tecnicamente immettere in rete da fonti intermittenti) dovremmo spendere una cifra che, a seconda delle proporzioni relative tra eolico e fotovoltaico (FV), è compresa fra 50 e 500 miliardi (la soluzione «più economica» significa zero FV e tutto-eolico, cioè 50.000 turbine eoliche). Tenendo conto che il 15% lo importiamo da fonte nucleare d'Oltralpe, il rimanente 50% potremmo produrlo con 14 reattori nucleari (altri 50 miliardi). Ma Prodi ha detto un no tassativo al nucleare: come faccia a respirare a pieni polmoni continua a essere un mistero.
L'accordo «di grande respiro» vorrebbe che il 10% del carburante per autotrazione sia biocarburante. Non oso neanche toccare il tasto dell'energia netta (ci vuole più energia per produrre il biocarburante di quanta lo stesso ne liberi quando brucia). Osservo solo che per produrre tanto bioetanolo quanto serve per sostituire il 10% del carburante per autotrazione che usiamo, dovremmo coltivare a mais 50.000 kmq di territorio: l'intera pianura Padana.
L'accordo «di grande respiro» vorrebbe attuare politiche di risparmio mediante l'aumento dell'efficienza. L'aumento dell'efficienza è senz'altro un'ottima cosa, però non serve a risparmiare ma, piuttosto, implica, invariabilmente, piaccia o no, un aumento dei consumi. È così con ogni bene: grazie ai cellulari telefoniamo di più e grazie al servizio di e-mail riceviamo e spediamo più corrispondenza. E così è anche con l'uso dell'energia: se abbiamo frigoriferi più efficienti, ci dotiamo di congelatori; se produciamo acqua calda in modo più efficiente, ci dotiamo di Jacuzzi. È così che funziona il mondo, ma pare che il Cancelliere Merkel non lo sappia. O, più probabilmente, fa finta di non saperlo: dopo tutto è dal carbone (50%) e dal nucleare (30%) che i tedeschi producono la loro energia elettrica, sebbene abbiano installato 18000 turbine eoliche (fatemelo ripetere: 18000) dalle quali ne ricavano il 5% scarso e per colpa delle quali, che producono in modo intermittente (non sempre soffia il vento) e inaffidabile (il vento non annuncia quando smette di soffiare) sono, i tedeschi, a rischio costante di blackout.