L’Europa non si sposa più Un bambino su tre nato fuori dal matrimonio

Eurostat conferma: fenomeno in aumento. Nel 1980 erano solo il 9%. Scandinavia e Paesi baltici in testa. Cipro, Grecia e Italia i più fedeli alle unioni in chiesa o civili

Elena Jemmallo

«L'uomo si sposa perché è stanco, la donna perché è curiosa. Entrambi rimangono disillusi». Così Oscar Wilde interpretava a modo suo il fallimento dell’istituzione matrimoniale. Probabilmente non si immaginava che la tendenza a dare sempre meno importanza alle unioni davanti all’altare, da lì a cent’anni, sarebbe stata predominante in tutto il Vecchio Continente.
Basta dare un’occhiata agli ultimi dati sfornati dall’indagine di Eurostat sui cambiamenti demografici, per capire che il matrimonio non è più un passaggio obbligato per metter su famiglia. Nemmeno quando sono in programma dei figli. O almeno così la pensano quasi un terzo degli europei. Di tutti i bimbi venuti alla luce nel 2004, solo il 31,6 per cento del totale è nato all’interno di un matrimonio. Ventiquattro anni prima, nel 1980, la situazione era molto diversa: neanche il 9 per cento delle cicogne arrivava nelle case di coppie non sposate. Dagli anni Ottanta a oggi, il grafico disegna una linea che punta verso l’alto. Segno che la tendenza è in aumento. E che va di pari passo con il calo delle coppie che convolano a nozze. Il numero di matrimoni celebrati viaggia sui minimi storici dal 2001.
La fotografia è questa: l’Europa si sposa sempre meno. Rito civile oppure in chiesa con l’abito bianco, il calo è generalizzato. Ma se sono sempre meno le coppie che decidono di dirsi sì, aumentano quelle che optano per la convivenza quando decidono di mettere su famiglia. Al 1° gennaio 2005 la popolazione europea (se si considerano tutti i venticinque Paesi della Ue) contava 459,5 milioni di persone, in crescita del 2,3 per cento rispetto a un anno prima. Va però detto che a trainare in su la media del tasso di crescita demografica sono soprattutto Cipro, l’Irlanda e la Spagna, mentre molto sotto la media si posizionano Germania, Polonia e Ungheria. Anche l’indice di fertilità (il numero di figli per donna) è molto diverso da Paese a Paese: la media dell’Eurozona è di 1,5, ma con differenze che vanno dall’1,99 delle mamme irlandesi all’1,23 delle colleghe della Repubblica ceca. L’Italia? Non si aggiudica la maglia nera per un soffio: la media di figli per donna nel 2004 è stato dell’1,33.
Ma anche sui bambini nati fuori o dentro il matrimonio l’Italia, pur segnando una significativa crescita, si posiziona tra i Paesi più «tradizionalisti». Sempre dai dati elaborati dall’ufficio statistico europeo, le coppie italiane sono, dopo quelle cipriote e greche, quelle meno propense a fare figli senza essersi prima detti il fatidico «sì». La percentuale è del 14,9 per cento sul totale dei bimbi nati l’anno scorso. Un dato che va incrociato con quello fornito dall’Istat alcuni giorni fa: gli italiani diventano papà più tardi di tutti gli altri uomini al mondo. In media 33 anni. E, aggiunge a questo punto Eurostat, per la maggior parte di loro il primo figlio arriva dopo il matrimonio. E se gli italiani sono poco propensi alle nascite extra-coniugali, lo sono ancora meno i greci (4,9 per cento) e quasi per nulla i ciprioti (3,3%).
Molto diverso l’atteggiamento dei Paesi baltici e del Nord Europa, che si confermano i meno attratti dall’anello al dito. In pole position l’Estonia che nel 2003 ha visto nascere più bambini da coppie non sposate di quelli arrivati in coppie regolarmente sposate. Ma sono molto attratti alle nascite extra-coniugali anche gli svedesi (anche qui le mamme sposate sono in minoranza)e i danesi (45,4 per cento).
Le differenze in materia di paternità, maternità e comportamenti legati alle nascite non finiscono qui: gli italiani, sempre secondo le recenti indagini Istat, rimangono «poco partecipativi» rispetto ai colleghi europei nel lavoro familiare. Per essere precisi, la partecipazione degli uomini nella gestione di figli e casa è di 1 ora e 42 minuti al giorno per la fascia d’età tra i 25 e i 44 anni. Prima dei figli, ancora meno: 24 minuti al giorno.