L’Europa pronta a blindare il tesoretto di Prodi

Roma - Domani la Commissione europea renderà note a Bruxelles, a poche ore dall’inizio dell’Eurogruppo, le proprie «previsioni di primavera». E per il governo c’è il rischio che la spaccatura interna su «tesoretto» e taglio dell’Ici si allarghi.
La Margherita, a tutti i livelli, insiste nell’eliminazione dell’Ici sulla prima casa: «è nel programma di governo», ricorda Rutelli. Prodi prova a gettare acqua sul fuoco: «Si farà, ma dopo la revisione del catasto; così da sapere su chi incide l’imposta». No, si deve fare prima, dice Polito: «Altrimenti finisce alle calende greche». Identiche divisioni sul «tesoretto»: tutti i 10 miliardi di maggior gettito devono andare alle fasce meno fortunate, dice Ferrero, che continua a chiedere una manovra per il 2008. Padoa-Schioppa non la vuole fare, ed utilizzare il maggior gettito per correggere i conti del prossimo anno, senza interventi in Finanziaria.
Ma perché le «previsioni di primavera» della Commissione europea dovrebbero aumentare le spaccature nella maggioranza? Gli uomini di Joaquin Almunia, applicando alla lettera il Patto di Stabilità, annunceranno domani (almeno così è scritto nei documenti preparatori) che il deficit italiano di quest’anno scende al 2,1% del pil. Ben al di sotto delle previsioni della Relazione unificata (la nuova versione della Trimestrale di Cassa) del ministero dell’Economia, che stimava il deficit 2007 al 2,3% del pil. E nettamente inferiore alla stima contenuta nella legge finanziaria, che fissava per il 2007 un deficit al 2,8%.
Attenti ai numeri. La differenza fra il 2,3% della Relazione unificata ed il 2,1% della Commissione è pari allo 0,2% del pil: 3 miliardi di euro. Il «tesoretto» annunciato da Padoa-Schioppa è 2,5 miliardi. Ne consegue che gli esperti di Almunia «scaricano» interamente a riduzione del deficit il «tesoretto»: così come previsto dal Patto di Stabilità; ed aggiungono un ulteriore riduzione del deficit grazie al buon andamento congiunturale.
Qui iniziano i problemi per il governo. Nella sostanza, Bruxelles dice che il «tesoretto» non esiste. Non solo. Sempre per la Commissione (che fa analisi e previsioni economiche a «legislazione vigente», cioè in base alle leggi presenti nel nostro ordinamento) dà per scontato che il 1° gennaio prossimo entri in vigore lo «scalone» previdenziale; e, magari, si attende anche una revisione dei coefficienti di rivalutazione pensionistica, così come previsti dalla legge Dini del 1995.
Musica per Padoa-Schioppa. Meno per il resto del governo. Vista la situazione non ci sono risorse per finanziare la riduzione dell’Ici sulla prima casa, come chiede Rutelli e tutta la Margherita; non ci sono per la riforma degli ammortizzatori sociali, come vuole Ferrero; non ci sono per finanziare l’eliminazione dello scalone previdenziale, come lasciano intendere i tecnici di Damiano; non ci sono per le spese per le famiglie povere, come chiede la Bindi; non ci sono per estendere il cuneo fiscale, così da evitare la bocciatura Ue, a banche ed assicurazioni.
Tutte misure che, vista la situazione, dovrebbero finire nella Finanziaria del prossimo anno. Con l’obbligo per il governo di fare una manovra correttiva, proprio come vuole Ferrero (per spendere per le fasce deboli) e non vuole Padoa-Schioppa.
La Commissione europea, però, è un organo politico. E politico è il ruolo di Almunia. Tant’è che il governo italiano - attivando anche i contatti ad ogni livello del socialismo europeo - sta perlustrando strade per far emergere ugualmente il «tesoretto», anche se i numeri della commissione non lo consentirebbero.
Al momento l’ultimo documento di finanza pubblica inviato a Bruxelles è la legge finanziaria ed il programma di stabilità. In quei documenti è scritto che quest’anno l’Italia si impegnava a scendere sotto il 3%: il 2,8%, per l’esattezza. Ma i conti di quest’anno, per Almunia, dovrebbero segnalare un deficit al 2,1%. Così, la diplomazia economica italiana ha avviato in queste ore un difficile negoziato (in chiave esclusivamente interna). Convincere la Commissione a far rientrare dalla finestra (visto il margine di miglioramento del deficit, rispetto alle previsioni), il «tesoretto» uscito dalla porta delle previsioni di domani. Al momento «mission impossible».