L’Europa prova a far quadrato contro la crisi

da Milano

Ricomporre il puzzle della crisi finanziaria, trovando le giuste contromisure per prevenire in futuro nuovi choc. È questa la missione cui sono chiamati i ministri finanziari e i banchieri centrali Ue, da oggi impegnati in Slovenia in una due giorni di particolare interesse e importanza.
Il vertice viene a cadere in un momento in cui nel Vecchio continente, con particolare riferimento all’euro zona, si fanno più fitti i segnali di rallentamento della crescita economica (l’ultimo riguarda le vendite al dettaglio, calate di mezzo punto in febbraio), buoni per stemperare la febbre del supereuro (ieri minimo di seduta a 1,5511 dollari), ma altrettanto utili per suffragare le stime al ribasso del Fondo monetario internazionale sul Pil 2008 (più 1,3%). Inoltre, se l’esuberanza della nostra moneta è motivo di allarme per Bruxelles, l’inflazione (al 3,5%) rimane l’incubo della Bce, come ribadito ieri dal presidente Jean-Claude Trichet. Alquanto improbabile, dunque, un taglio dei tassi nella riunione del prossimo 10 aprile, nonostante lo stesso Trichet abbia ricordato la scorsa settimana che «il peggio non è ancora passato». La Commissione Ue si appresta infatti a ritoccare verso il basso, il prossimo 24 aprile, l’outlook sulla crescita 2008.
Considerato anche che l’Europa non è immune dal virus delle svalutazioni da parte delle banche (4,3 miliardi di euro per Bayerische Landesbank), per i ministri e i governatori europei non c’è più tempo da perdere. Così, anche se il summit sloveno non partorirà un piano come quello con cui il segretario Usa al Tesoro, Henry Paulson, ha ridisegnato la mappa degli organismi di vigilanza Usa, l’occasione è ideale per mettere a punto misure per rafforzare i controlli sui mercati finanziari. La base di partenza su cui lavorare è quella predisposta dal commissario Ue al mercato interno, Charlie McCreevy, con l’obiettivo di assegnare ai cosiddetti comitati di Lamfalussy più poteri, ampliandone i compiti finora sostanzialmente consultivi. Sul tavolo anche la proposta del ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa, di lavorare a un codice di condotta unico per tutte le banche e gli operatori finanziari che operano a livello transfrontaliero, un’idea che non sembra però incontrare il favore di Germania e Inghilterra.
Il Fmi attribuisce invece alle banche centrali, attraverso una «politica monetaria aggressiva», il compito di rispondere agli «choc finanziari che vanno a colpire il reddito disponibile» nei Paesi con un mercato ipotecario sviluppato, come gli Stati Uniti. I prezzi delle case, inoltre, devono essere uno dei parametri da utilizzare per prendere decisioni in materia di tassi. Quanto alla Fed, ieri il numero uno dell’istituto, Ben Bernanke, è tornato a difenderne l’operato nel salvataggio di Bear Stearns, deciso per «mantenere il nostro sistema finanziario stabile in un periodo critico». Bernanke ha inoltre aggiunto che i prestiti ai dealer si fermeranno quando la crisi sarà passata.