L’Europa prova a farsi rispettare Libertà di culto nei Paesi arabi

Oggi Bruxelles vota per condizionare gli aiuti economici alla reciprocità in materia religiosa. Tajani: "Il Ppe darà il suo appoggio"

Roma - Rafforzare il dialogo con le nazioni arabe. Aiutarne finanziariamente lo sviluppo. Ma a condizione che in quei paesi s’impongano democrazia, rispetto dei diritti umani, riconoscimento dello stato di Israele, e ancora - ed è la prima volta che a Bruxelles vede la luce nero su bianco questa affermazione - che i paesi musulmani «diano prova di maggiore impegno a favore della libertà di culto» per arrivare alla «reciprocità» con l’Europa che mai si è sognata di negare la costruzione di moschee nel suo territorio.
È il succo della relazione dell’ex premier francese Michael Rocard (socialista) che oggi giunge al voto all’europarlamento in seduta a Bruxelles e che mira a costruire le linee di un nuovo dialogo tra Ue e paesi arabi. Nel documento messo a punto, si auspica un rapporto più intenso, concedendo non poco in termini di aiuti economici e di altro tipo, ma reclamando innovazioni che superino - come spiega Rocard - quello «stallo che è il fondamento stesso del sentimento di malessere arabo» e che favorisce la crescita «dell’islamismo radicale».
Non si tratta di «imporre il sistema occidentale». Si tiene a far presente, all’opposto, che neanche si può pensare a un «modello unico», stante le diversità che si registrano nella fascia che dal Marocco si dipana fino alla penisola arabica. Ma, tiene a chiarire Rocard, «i concetti di democrazia, diritti umani, stato di diritto sono valori universali che autorità e governi musulmani hanno dichiarato compatibili con l’islam». In questo senso si chiede tra l’altro alle nazioni arabe di «combattere ogni impunità ed a istituire meccanismi onde rendere giustizia alle vittime di gravi violazioni dei diritti umani e giudicare i responsabili di tali crimini». Non è tutto. La Ue vuole che si avvii la marcia per l’emancipazione della donna, che si riconoscano pienamente «i diritti dell’opposizione» e avverte che non ci saranno né dialogo né aiuti per quegli Stati «che approvano le azioni terroristiche e non riconoscono l’esistenza legittima di Israele».
Ma il capitolo più spinoso del documento è probabilmente costituito dalla richiesta di libertà di culto nei paesi musulmani. Si chiede di riconoscere «il diritto di persone o comunità a professare liberamente il proprio credo e la loro fede». E si fa presente come a tale riguardo già dovrebbero bastare le testimonianze di milioni di musulmani che vivono in Europa, in modo da dare finalmente attuazione «al principio costante delle relazioni internazionali che è la reciprocità». È la prima volta che in termini così netti viene reclamata la possibilità che credenti non musulmani possano professare la loro religione nei paesi arabi. «Un principio fondamentale» ha fatto notare ieri Antonio Tajani, capogruppo azzurro, nel dibattito in aula, difendendo l’impianto del documento ed annunciando il voto favorevole del Ppe. Né ci sono stati scarti a sorpresa nei preliminari dell’arrivo in emiciclo. In commissione esteri, la risoluzione Rocard ha avuto il via libera di 60 europarlamentari contro soli 5 no e 6 astensioni. Forse nel voto di oggi non ci sarà la stessa unanimità: a sinistra (il Gue/Ngl guidato da Francis Wurtz) nella discussione di ieri si è avanzata qualche riserva all’idea di interrompere il dialogo con quei paesi che non riconoscano Israele. Magari qualche cosa mancherà anche a destra, causa i mugugni sollevati per le «troppe concessioni».
Ma è un fatto che Ppe, Ps e liberali (Alde) sono per il sì, col quale la Ue - il documento sarà inviato al Consiglio, a Barroso, alla Lega araba e ai parlamenti dei paesi arabi - ritiene che sia necessario incrementare «il sostegno finanziario» ai paesi arabi attivando anche una seria guerra alla corruzione (in questo quadro si chiede alla commissione di attivarsi per «l’introduzione di regole chiare per la nomina dei funzionari pubblici»), ad attivare finanziamenti per la ricerca, a incrementare gli scambi culturali. Si promettono in sostanza, maggiori finanziamenti dell’Europa e più attenzione allo sviluppo di quegli stati, comprensiva di vertici a getto continuo con la Ue in cui si definiscano progetti e programmi comuni. Ma si reclamano tutta una serie di adempimenti. E si chiede a Barroso di creare - assieme alla Lega Araba - un meccanismo di monitoraggo continuo sullo stato delle cose. Perché alle parole possano seguire fatti.