L’Europa rallenta, Italia fanalino di coda

Nelle previsioni di primavera, la Commissione Ue rivede in peggio tutti
gli indicatori economici: l’inflazione diventa "un grosso problema". Almunia: "Bassa crescita primo nodo da sciogliere per Roma". Sul deficit pubblico Londra e Parigi sorvegliate speciali

Roma - L’Italia sta male per la scarsa crescita economica, la Spagna per l’alta inflazione, la Gran Bretagna e la Francia per l’elevato deficit pubblico. Nel quadro complessivo che emerge dalle previsioni di primavera della Commissione europea, rese note ieri, dominano dunque i colori scuri. I contraccolpi della crisi finanziaria sull’economia reale raggiungono Eurolandia, e Bruxelles deve rivedere in peggio tutte le stime. Crescita in ribasso, inflazione in rialzo.

E proprio l’inflazione «sta diventando un grande problema - osserva il commissario agli Affari monetari, Joaquin Almunia - e perciò abbiamo bisogno di vigorose politiche macroeconomiche, evitando l’avvio di una spirale inflazionistica che colpirebbe le famiglie a basso reddito».

Quanto ai conti pubblici, le situazioni sono profondamente diverse: peggio di tutti la Francia e, nell’Europa allargata, la Gran Bretagna. Per Londra, Almunia prevede l’apertura di una procedura di deficit eccessivo, non esclusa anche nei confronti di Parigi. La carenza di liquidità che caratterizza la situazione finanziaria internazionale, spiega Almunia, rende più difficile il finanziamento del debito pubblico, «quindi la situazione è più preoccupante di quanto si fosse pensato in precedenza: i governi devono raddoppiare gli sforzi per le riforme strutturali. Dipende dai governi - aggiunge il commissario europeo - se queste circostanze difficili verranno superate, se il rallentamento continuerà, o se ci sarà addirittura una crescita negativa». Ricetta tradizionale, quella di Almunia, per una situazione straordinaria. Quanto alla proposta di Giulio Tremonti per l’emissione di eurobond destinati a finanziare la crescita europea, il commissario Ue se la cava con un «non la conosco».

I numeri della Commissione per l’Italia vedono una crescita 2008 dello 0,5%, leggermente più elevata dello 0,3% stimato dal Fondo monetario internazionale ma pur sempre la peggiore dell’intera Europa. Non molto meglio la previsione 2009, che vede una crescita dello 0,8%. L’inflazione annua 2008 è stimata al 3%, con un rientro al 2,2% nel 2009. Il tasso di disoccupazione raggiungerebbe quest’anno il 6%, per scendere al 5,9% l’anno venturo. Infine, il deficit di quest’anno è stimato al 2,3% del Pil (la procedura per deficit eccessivo sarà chiusa) e al 2,4% nel 2009. Mentre il rapporto tra debito e Pil è stimato al 103,2% quest’anno, ed al 102,6% il prossimo.

Ma i conti pubblici non rappresentano la prima preoccupazione della Commissione per il nostro Paese. «Guardando alle stime sull’Italia - spiega Almunia - la preoccupazione principale è quella di una crescita molto ridotta, e molto al di sotto del potenziale. Vediamo un’evoluzione molto lenta della produttività. L’Italia ha bisogno di un’ampia crescita, e i conti pubblici in equilibrio vanno utilizzati per favorirla».

A partire da questo momento, cioè con la chiusura delle procedure per deficit eccessivo nei confronti di Italia e Portogallo, diventano Francia e Gran Bretagna i «sorvegliati speciali» di Bruxelles. La procedura contro Londra è ormai inevitabile, visto che il deficit 2008 è stimato al 3,3%, oltre i limiti dei Trattati. Ma anche la Francia rischia, con una previsione del 2,9% quest’anno e del 3% nel 2009. Parigi, tuttavia non ci sta: e conferma le proprie previsioni di un deficit 2008 del 2,5%, che scenderebbe al 2% l’anno prossimo. Braccio di ferro in vista.