L’Europa salva l’imam sospettato di terrorismo

Il religioso era accusato di aver costituito una cellula fondamentalista. La Cdl in coro: «Bisogna applicare la legge e mandarlo via»

da Milano

Espulsi, anzi no. La giornata più lunga dell’ex imam di Varese non si chiude su un volo di linea verso il Marocco ma in un Centro di accoglienza temporanea, una sorta di limbo in attesa che si risolva il braccio di ferro fra le autorità italiane e la Corte europea dei diritti dell’uomo. All’ultimo minuto, infatti, Strasburgo ha bloccato le procedure per allontanare dal nostro Paese Majiid Zergout e con lui un altro cittadino marocchino, Abdellilah El Keflaoui.
Tutto comincia il 24 maggio scorso quando la corte d’assise di Milano assolve i due - e con loro un terzo marocchino, Moahammed Raouiane - dall’accusa di associazione a delinquere finalizzata al terrorismo. Il caso si presenta assai spinoso. Punto primo: il terzetto avrebbe organizzato a Varese una cellula del Gruppo islamico combattente marocchino, responsabile, fra l’altro, degli attentati a Casablanca del 2003 che causarono 40 morti. Punto secondo: l’assoluzione è anche figlia dell’annullamento di due rogatorie in Marocco. Le prove non sono mai arrivate, il capo d’imputazione è franato. Punto terzo: i tre preferirebbero il carcere italiano a un viaggio di sola andata verso il Marocco dove rischierebbero torture e un regime carcerario assai duro. Raouiane, in particolare, è già stato condannato in patria a dieci anni.
Nella notte fra lunedì e martedì la macchina che porta all’espulsione si mette in moto; a Roma, al ministero degli Interni, viene firmato il decreto: Zergout, il personaggio più noto, e El Kaflaoui, un suo collaboratore, vengono portati in questura e viene loro comunicato che saranno espulsi perché sospettati di terrorismo. Sembra finita e invece no. L’avvocato Luca Bauccio ha giocato in extremis l’ultima carta: la Corte dei diritti dell’uomo. E Strasburgo blocca a razzo il provvedimento e chiede gli atti all’Italia. «Un Paese che trasferisca una persona espulsa in uno Stato dove può essere sottoposta a trattamenti inumani, come le torture, viola la convenzione», spiega l’avvocato Luca Bauccio. La situazione però non si sblocca, il conto alla rovescia va avanti: «Ho in mano il provvedimento della Corte e ciò nonostante la questura di Varese vuole ugualmente procedere all’espulsione - tuona Bauccio -. È incredibile». Mancano ormai pochi minuti alla partenza del volo da Malpensa.
Poi il colpo di scena, peraltro atteso: l’Italia s’inchina davanti alla Corte e i due vengono accompagnati nel cpt di via Corelli. Nei prossimi giorni il quadro si chiarirà: «È un provvedimento interlocutorio con il governo - spiega Bauccio -. Ho paura, vedo buio nel futuro, non mi voglio muovere da qua», grida El Keflaoui.
Intanto infuriano le polemiche. Per Isabella Bertolini di Forza Italia «bisogna soltanto applicare la legge italiana. Personaggi sospettati di terrorismo devono essere immediatamente espulsi». Ancora più dura Carolina Lussana, responsabile giustizia della Lega: «Siamo al paradosso. Una volta tanto la giustizia marocchina si dimostra più efficace di quella italiana ed europea. Il nostro sistema giudiziario, eccessivamente garantista, ha assolto per mancanza di prove soggetti che in casa loro sono stati considerati terroristi».
Sull’altro fronte il senatore dei verdi Mauro Bulgarelli: «Sarebbe gravissimo se, nonostante la sentenza di assoluzione e il pronunciamento della Corte, si procedesse all’espulsione». Infine Hamza Piccardo, ex portavoce dell’Ucoii e rappresentante in Italia dell’European muslim network: «L’espulsione dell’imam è il segno di una barbarie giuridica che contraddice e calpesta le norme del diritto italiano».