L’Europa salverà il nostro basket?

Quattro squadre in campo in Eurolega per rilanciare l’immagine di uno
sport in piena crisi Siena può arrivare in fondo. Roma ci prova. Per
Milano e la debuttante Avellino strada in salita

Dicono che il meglio dello sport sia l'illusione e allora via sognando che le quattro squadre italiane di basket impegnate da oggi nell'Eurolega arrivino tanto avanti da farci dimenticare quello che avviene in casa, dove se Meneghin non accetterà la presidenza saranno guai, con tanti topolini mascherati da riformatori, dove soltanto chi avrà arene da 10.000 posti potrà restare nella massima competizione per club che tende a svuotare i tornei nazionali lanciando una lega continentale solo per chi ha grandi possibilità economiche, copertura televisiva, oltre, s'intende, ai migliori giocatori.

Ieri a Vitoria, casa del Tau, vincitore 80-70 all'esordio sul Fenerbahce di Tanjevic, Ferdinando Minucci, l'uomo del capolavoro Siena, ha posato nella foto ricordo di fianco al presidente Bertomeu, davanti ad altri 13 presidenti, con un sorriso che fa ben sperare per i campioni d'Italia, terzi l'anno scorso a Madrid, ed intenzionati a fare meglio il primo maggio nelle finali di Berlino.

Il Montepaschi è fra le grandi favorite, ha la squadra, sta costruendo un palazzo nuovo, ha tutto. Stasera esordirà in casa, e su Sky, che garantisce tutte le dirette delle squadre italiane, contro i polacchi del Prokom in un girone dove le grandi avversarie si chiamano Barcellona e Panathinaikos.

Entrare nella seconda fase è l'impegno delle altre italiane, ma sembra che soltanto Roma, come l'anno scorso, abbia i mezzi per farlo e, valutando l'organico di Repesa, che domani esordirà nell'arena dell'Alba Berlino, si potrebbe pensare anche ad un passaggio nella terza fase ad 8, quella che darà il biglietto per passare alla porta di Brandeburgo all'inizio di maggio, anche se nel suo girone dovrà già lottare oltre che con i tedeschi anche con Juventut, Taugres e Fenerbahce.

Più difficile la strada per l'esordiente Avellino che domani ospiterà nella sua miniarena rinnovata il colosso Olympiakos, in un girone dove Maccabi, Malaga, Zagabria e Le Mans sono ostacoli duri per una squadra non ancora valutabile dopo due giornate di campionato in chiaroscuro.

Difficilissimo anche il cammino dell'Armani che oggi alle 18.15 vedremo sul campo del Cska di Ettore Messina, detentrice del titolo vinto a Madrid dopo quello del 2006. Milano è una delle cinque società italiane ad aver vinto in Europa (3 titoli, il primo assoluto per l'Italia nel '66, poi l'accoppiata '87 e '88) dove Varese si è imposta 5 volte fra il '70 e il '76, Cantù e Bologna due, suo l'ultimo successo italiano nel 2001, Roma nel 1984. L’Armani comincia dopo aver scoperto che i bravi ragazzi, un po' ordinari, rimontati di 22 punti e battuti dalla Virtus al Forum, non sono quello che forse Milano si aspettava, potrebbero non essere abbastanza forti per arrivare davanti al Partizan Belgrado, all'Efes Istanbul e al Real Madrid, oltre al Panionios. Chiaro che non sarà la partita di oggi a dirci dove può arrivare l'Olimpia che a Mosca sarà ancora senza il genietto Vitali, sofferente ad un ginocchio, diventato quasi indispensabile dopo aver visto che in regia soltanto Sangarè sembra avere il senso del gioco di squadra che sfugge a Bulleri, Hall, Saw ed Hawkins, una prima punta scelta con troppa fretta.