L’Europa trova l’intesa per il G20 di Washington Sarkozy: «Parleremo con una sola voce»

C’è una «posizione comune». E per l’Europa, spesso abituata a muoversi in ordine sparso e con alto tasso di litigiosità, è più di qualcosa. Arrivare al vertice del G20, in programma il 15 novembre a Washington, compatti e con posizioni concordate da difendere, significa rivendicare un ruolo nella gestione della crisi e proporre misure concrete per risolverla.
È questo il risultato ottenuto ieri al termine del vertice straordinario di Bruxelles tra i 27 capi di Stato e di governo dell’Unione europea, diretta dal presidente di turno, Nicolas Sarkozy, e alla quale ha preso parte anche il premier italiano, Silvio Berlusconi. Qualche nodo rimane, legato a quanti (e tra questi Italia, Francia e Germania) vorrebbero la ferrea applicazione delle nuove regole e chi invece preferisce minori rigidità, ma le idee sembrano chiare: gli europei, ha avvisato Sarkozy, non accetteranno che il summit si riduca a una «serata mondana. Non andranno via senza una soluzione». In passato, infatti, gli incontri tra i Grandi si sono quasi sempre rivelati uno sterile esercizio di enunciazioni di principio. Molte parole, pochi i fatti. Sui cambi, sul commercio, sull’economia in generale. Ma la gravità della situazione congiunturale, con il mondo a un passo dalla recessione, impone un approccio diverso, più pragmatico e meno teorico. Il presidente francese ha parlato, non a caso, di «proposte concrete», da verificare a 100 giorni di distanza dal vertice, quando il nuovo leader statunitense, Barack Obama (che non parteciperà a questa tornata di incontri), si sarà insediato alla Casa Bianca. «La riunione di Washington non può fallire, deve servire a lanciare un processo di riforma della governance mondiale», ha confermato il numero uno della Commissione Ue, José Manuel Barroso. Tutti i leader, ha aggiunto Berlusconi, «si sono dichiarati uniti sulla necessità di una risposta coordinata per questa crisi finanziaria».
Per questo, ieri, Sarkozy ha telefonato allo stesso Obama e al presidente Usa uscente, George W. Bush. «D’ora in poi - ha spiegato l’inquilino dell’Eliseo - ci si dovrà abituare a un’innovazione politica: l’Europa ormai parla con una sola voce. E tutti si dovranno abituare a questo». Sarkozy ha anche spiegato che sarebbe stato solo un danno rimandare il G20 per permettere a Obama di esercitare pienamente i poteri presidenziali. «Di fronte a questa crisi non si poteva aspettare. Non potevamo aspettare gli Stati Uniti. La crisi è mondiale, ma sappiamo - ha ricordato - da dove è partita. E una soluzione va trovata subito con loro».
La direzione in cui intende muoversi l’Ue prevede una maggiore attribuzione di poteri al Fondo monetario internazionale, cui affidare compiti di controllo della stabilità finanziaria mondiale, e controlli più serrati sulle agenzie di rating, finite nella bufera per i giudizi formulati nei mesi passati. Inoltre, va adottato un codice di condotta per evitare l’assunzione di rischi eccessivi nel settore finanziario, agendo tra l’altro anche sui sistemi retributivi, e prevista la convergenza delle norme contabili. Nessuna indicazione, invece, sui cambi, che rappresentano tuttavia un aspetto cruciale nell’eventuale riformulazione di Bretton Woods.