L’Europa viaggia, l’Italia perde il treno

Dopo tanto parlare stanno cominciando ad arrivare i fatti e i primi dati «veri» relativi all’economia italiana governata dalla Finanziaria di Prodi mostrano un quadro a dir poco impietoso.
Gli effetti depressivi della politica economica del centrosinistra hanno prodotto come risultato un inquietante +0,2% di crescita sul prodotto interno lordo, mentre la media europea (si badi bene, la media, non i Paesi migliori) si attesta su livelli tre volte superiori. Una volta si diceva scherzosamente: «Meno male che c’è il Portogallo, altrimenti saremmo gli ultimi in Europa», ebbene, con Prodi non si può più nemmeno scherzare sui portoghesi che, con un solido +0.8%, crescono quattro volte più di noi, per non parlare degli spagnoli, cinque volte più veloci dall’alto del loro +1% tondo.
Ecco smascherate le bugie sul «Paese risanato» e sull’Italia «ripartita grazie ai provvedimenti del nuovo governo». La verità dei numeri è inequivoca: una volta terminato lo slancio dei provvedimenti varati nella legislatura precedente, in Italia sta prevalendo la sfiducia e l’involuzione, e solo il traino di una congiuntura internazionale estremamente positiva ci sta mantenendo a galla. La cosa che dovrebbe far riflettere è che non solo i provvedimenti del governo si stanno rivelando alla prova dei fatti una zavorra per l’economia ma, come ampiamente anticipato da numerosi economisti, l’inasprimento fiscale non sta nemmeno provocando un significativo aumento del gettito che aumenta nei primi quattro mesi di un misero 5%, vale a dire assai meno della metà dell’incremento (+12,3%) che si era avuto nei primi mesi dell’anno scorso, l’ultimo totalmente attribuibile alle politiche del centrodestra.
Un disastro totale quindi per la politica di Prodi, Visco e Padoa-Schioppa, ed un’ennesima dimostrazione che la tassazione punitiva, specialmente se propagandistica e casuale, non porta nessun beneficio, anzi, provoca effetti depressivi che a loro volta provocano una diminuzione del gettito, in una spirale perversa che sta facendo perdere all’Italia una delle più grosse opportunità di crescita economica degli ultimi decenni, opportunità invece che gli altri Paesi europei stanno cogliendo al volo.
È curioso il destino del nostro Paese, che per qualche beffarda coincidenza finisce sempre con l’affidare il governo al centrosinistra proprio quando può fare più danni: vale a dire nei momenti di miglior congiuntura economica mondiale.
Andò così nel 2000, dove un momento di enorme crescita mondiale andò totalmente sprecato nell’immobilismo dei governi Prodi, D’Alema, Amato e relativi bis, troppo intenti a sfilarsi la poltrona l’un l’altro per preoccuparsi di gestire la crescita. Lo stesso errore, con connotazioni di rischio maggiori, si sta ripetendo adesso, senza nemmeno evidenti possibilità di porvi rimedio se non con un improbabile atto di responsabilità che portasse l’attuale governo a riconoscere il fallimento e a lasciare le poltrone ad altri.
Abbastanza comiche, nostro malgrado, sono state anche le reazioni a questi dati: per Visco si sarebbe potuto risolvere tutto con una bella bufera di neve; il viceministro infatti, in evidente difficoltà, non ha trovato di meglio che prendersela con il bel tempo che a suo dire ha fatto incassare meno Iva sulla produzione di energia. Padoa-Schioppa invece ha dichiarato in modo surreale: «La crescita dello 0,2% nel primo trimestre è coerente con la previsione di crescita del 2% per il 2007». Ma come? 0.2% per 4 fa 0.8%, forse che in un anno ci sono dieci trimestri? Si può capire l’imbarazzo nel dover commentare un dato fallimentare, ma le moltiplicazioni le sanno fare anche i bambini e in questo caso i conti non tornano. Per quanto riguarda le prospettive, il ministro dell’Economia si è limitato ad un laconico: «C’è molta strada ancora da fare».
È vero, la strada è lunga, ma stando fermi non la si percorrerà mai.
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