L’Europa vuol dividere Gerusalemme in due per regalarla agli arabi

RISCHI Difficile pensare a una gestione liberale di quei luoghi da parte di chi adotta la sharia

Dato che la sua presidenza della Unione Europea durerà fino al primo di gennaio, la Svezia fa di tutto per portare a casa più in fretta possibile qualche risultato eclatante, spingendo l’Ue verso inusitate sponde di palestinismo. Carl Bildt ministro degli esteri svedese, lo stesso che si rifiutò di dissociarsi dall’articolo del quotidiano Aftonbladet per il quale i soldati israeliani uccidono i palestinesi per commerciare nei loro organi, adesso ha preparato un documento svelato ieri dal giornale israeliano Ha’aretz. Sarà presentato la prossima settimana all’incontro dei ministri degli esteri dei 27 paesi dell’Ue: l’Unione Europea vi si pronuncia perché Gerusalemme sia divisa in due, insieme capitale israeliana e capitale palestinese. Ecco come si risolve all’Europea una delle questioni più delicate del mondo: un documento, una spina per Israele, un piacere ai palestinesi, e niente di fatto. Pare che la Germania, l’Italia, e la Spagna non vogliano starci, e invece la Francia e l’Inghilterra sì. Il solito stile che ha portato l’Europa fuori di ogni rilevanza politica in Medio Oriente. Qui, è solo l’avventata conclusione di una trattativa ancora non iniziata e mille volte abortita.
Come è noto, Netanyahu proprio due giorni or sono ha stabilito che le costruzioni negli insediamenti vengano fermate per dieci mesi per dare un segnale ai palestinesi della volontà di Israele di andare a un tavolo di pace. Di questa mossa nel documento dell’Ue si fa un cenno sprezzante, simile molto all’atteggiamento della nomenclatura araba, dicendo solo che si spera che la mossa porti a più significativi passi per la pace. Invece, senza che i palestinesi abbiano accettato di parlare di pace, ecco che l’Unione Europea promette Gerusalemme a un’Autorità spaccata fra Fatah e Hamas; chiede il ripristino dell’uso palestinese di siti che sono serviti, come l’Oriental House, per organizzazioni politiche che hanno giuocato anche un ruolo violento; dimenticano che la gestione giordano-palestinese della città non ha mai garantito, a differenza di quella ebraica, la libertà religiosa per tutti. Ignora che la scelta di dividere Gerusalemme, se non accompagnata da una quantità di cautele, di garanzie di sicurezza e religiose, dalla delicatissima gestione del Monte del Tempio e di tutta una serie di altri siti, porterebbe a grandi disastri, a una guerra permanente.
In una parola, difficile immaginare una gestione liberale di una città policulturale come Gerusalemme da parte di uno Stato con la Sharia. Un passo avventato, dicono gli israeliani, impedirebbe per chissà quanto tempo la ripresa di seri colloqui di pace negoziata. Sostengono che la Svezia agisce solo per polemica. Non si può essere ingenui su problemi come questo: non si può dimenticare che Ehud Barak a Camp David aveva già diviso Gerusalemme con Arafat e che questo non solo non ha portato alla pace, ma ha al contrario portato al peggiore scontro fra israeliani e palestinesi, quello dell’ Intifada del terrorismo suicida. Arafat disse che gli era impossibile accettare qualsiasi divisione perché il mondo arabo non lo avrebbe accettato. «Sarebbe la mia fine», disse.
La divisione di Gerusalemme creerebbe un’eccitazione micidiale nel mondo islamico estremista, che vi vedrebbe uno richiamo alla battaglia definitiva. Il documento svedese intende sottoporre all’approvazione dell’Ue la scelta di Salam Fayyad per la dichiarazione unilaterale di uno Stato Palestinese, quando è evidente, ed anche statuito dalla risoluzione 242 dell’Onu, che senza accordi definitivi sui confini, sulla sicurezza, sull’economia, sulla fine dell’incitamento e della convinzione mai sopita di potere alla fine cancellare lo Stato d’Israele, per il futuro stato non c’è futuro. Senza negoziati Israele non accetterà mai di dividere con i palestinesi Gerusalemme, che hanno da poco tradito la fiducia di una suddivisione territoriale unilaterale mettendosi a sparare da ogni centimetro di terra liberata a Gaza.
Gerusalemme ha 750mila abitanti di cui due terzi ebrei: senza garanzie, non vogliono trovarsi sotto il fuoco nemico nella strada accanto. Di destra o di sinistra, inoltre,la capitale, riconosciuta o meno dal resto del mondo, è la loro stessa identità, la identificazione con la Bibbia, con la grande storia del re David, con la gloria del Primo e del Secondo Tempio,con la sopravvivenza nelle guerre dal 48 in avanti. Gli arabi avevano sempre riconosciuto questa primogenitura nonostante l’importanza per l’Islam della città e delle bellissime Moschee che sorgono sul Monte del Tempio e sono nella religione musulmana il luogo da cui Maometto volò in cielo. Fu Arafat che negò, con invenzione mediatica potente fino a oggi, le radici ebraiche di Gerusalemme. Ora, finché i palestinesi non ammetteranno che gli ebrei a Gerusalemme ci sono nati, è inutile che Bildt si dia tanto da fare: Israele non accetterà chi li nega. L’accordo avverrà solo a un tavolo delle trattative. Forse. E semmai nonostante gli aiuti europei.