«L’Europarlamento deve indagare sui presunti legami di Prodi col Kgb»

Batten: «Non solo l’Italia ma anche l’Europa faccia luce sul passato dell’ex leader della commissione Ue»

Alessandro M. Caprettini

da Roma

Romano Prodi «una spia russa!?», un «uomo del Kgb?!». Josep Borrell, il socialista spagnolo presidente dell’Europarlamento - riunito ieri a Strasburgo - strabuzza gli occhi, visibilmente imbarazzato. Tenta disperatamente di ottenere una retromarcia di chi lo ha preceduto al microfono. «Scusi - interviene a quel punto - mi fa capire bene se la sua richiesta è davvero quella di indagare tramite questo Parlamento sulla vicenda?». E Gerard Batten, euroscettico inglese, ribatte placido che «sì, sembra davvero opportuno che l’Europarlamento debba indagare a fondo, dato il ruolo di presidente della commissione ricoperto a suo tempo da Mister Prodi».
Come andrà a finire, al momento non si sa. Ma il fulmine a ciel sereno gettato ieri sera tardi da Batten (eletto dall’Ukip siede tra gli Indipendenti e Democratici che hanno fatto fuori dal gruppo un paio di settimane fa i leghisti e 7 polacchi salvo poi riammetterli giusto ieri) nell’aula compassata di Strasburgo ha fatto rumore. E che rumore! Approfittando dei tempi dedicati agli interventi non all’ordine del giorno, in chiusura di seduta, l’ex dirigente di British Telecom ha, a sorpresa, menato un fendente terribile sul passato del Professore, già inquilino numero uno di palazzo Breydel e ora di nuovo in corsa per palazzo Chigi. «Un mio elettore - ha cominciato placido Batten - il signor Alexander Litvinenko, era in precedenza un tenente colonnello della Fsb, i servizi segreti russi succeduti al Kgb. Questo Litvinenko - ha proseguito - avendo rivelato a suo tempo alcune delle attività illegali commesse all’estero dal Fsb, si decise a lasciare la Russia e a chiedere asilo politico ad un altro Paese. Ma prima di decidere dove dirigersi, si consultò con un vecchio amico, il generale Trofimov, precedente capo del Fsb. Questi, ascoltato Litvinenko, gli disse: “Non andare in Italia, là è pieno di agenti del Kgb tra i politici. Romano Prodi è uno di loro!”. Nel febbraio del 2006 - ha continuato Batten - Litvinenko ha riferito questo colloquio al Signor Mario Scaramella, uno dei consulenti della commissione Guzzanti che sta investigando sulla penetrazione del Kgb nella politica italiana. Ma io credo che anche questo Parlamento dovrebbe investigare su questa vicenda. Anzi - concludeva l’europarlamentare britannico - credo che queste asserzioni contro il precedente presidente della commissione europea debbano esser vagliate con estrema serietà a questo punto!».
Un minuto appena di intervento, forse qualcosa di meno. Ma ha seminato il caos. Borrell non sapeva che pesci pigliare. Altri parlamentari (erano rimasti pochi, in realtà) guardavano sbigottiti Batten che continuava a reclamare una indagine: «Credo che le credenziali di democrazia tanto vantate da questo Parlamento possano crescere ulteriormente con il necessario approfondimento di una questione del genere....». Una bomba piazzata all’Europarlamento - di solito scenario preferito dalle sinistre nostrane per gli attacchi al governo Berlusconi - ai danni del Professore, non se l’aspettavano proprio diessini e margheriti italiani giunti a Strasburgo. E in più proprio alla vigilia ormai della chiamata alle urne. Smontare il «caso» non pare facile: Batten ha fatto nome e cognome del suo informatore e ha riferito anche quello del generale con il quale si sarebbe consultato e che gli avrebbe consigliato di evitare l’Italia, zeppa di spioni al soldo del Kgb. Certo, si può negare. Ma a che pro un euroscettico dell’East End di Londra avrebbe tirato su questo can can visto che in Gran Bretagna proprio l’Ukip rimprovera, e non poco, Blair per la sua amicizia con Berlusconi? Perché un attacco di tale portata a pochi giorni dal voto?
Servirebbe una immediata chiarificazione, magari proprio attraverso quella indagine reclamata da Batten. Ma la ipotesi che si possa mettere in piedi è al momento abbastanza remota. Servono infatti, per la creazione di una commissione d’inchiesta, le firme di un quarto degli europarlamentari o il via libera della conferenza dei presidenti dei gruppi, il che non sembra attuabile. Difficile insomma che l’ipotesi di Batten - il quale sostiene che insisterà nella richiesta - possa essere accettata. Resta aperta comunque, anche se non in sede di Europarlamento, la necessità di approfondire la questione. È credibile Litvinenko? È vero quel che ha riferito gli disse il vecchio amico generale Trofimov? Ma soprattutto, come giudicare il fatto che un capo del Fsb facesse sapere che l’Italia era zeppa di spioni del Kgb, specie tra i nostri politici?