L’Europarlamento manda Bossi a processo

L’eurodeputato piemontese a freddo: «Ciampi è stato un vero signore. Se lo incontrassi lo abbraccerei...»

Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

Il Parlamento europeo nega a Umberto Bossi l’immunità per la resistenza a pubblico ufficiale durante la perquisizione della Digos alla sede della Lega, il 18 settembre 1996. Quindi il processo non va fermato, a differenza di altri tre per reati di opinione, su cui l’Europarlamento ha deciso in senso opposto. La votazione (200 voti a 180) ha preceduto il discorso di Ciampi e la contestazione leghista. «Un fatto gravissimo», le giudica il ministro delle Riforme, Roberto Calderoli. Solidale Carlo Giovanardi (Udc).
L’assemblea di Strasburgo ha recepito la relazione della deputata liberaldemocratica britannica Diana Wallis, che già era stata approvata dalla Commissione giuridica. Bossi aveva chiesto l’immunità per quattro procedimenti penali avviati dai tribunali di Brescia, Bergamo, Padova e Milano.
Per quest’ultimo, relativo alla perquisizione della sede leghista in via Bellerio a Milano, disposta dalla Procura di Verona nel ’96 per recuperare gli elenchi dei volontari della Guardia nazionale padana, la risposta è stata negativa. Bossi è accusato di aver insultato («Fascisti, mafiosi») gli agenti e di aver strattonato un ispettore di polizia. I leghisti sostengono che invece «Umberto era immobile e fu colpito con un pugno al fegato», come del resto Maroni, che finì in ospedale. Per il Parlamento europeo «a insulti e atti di resistenza e violenza non è applicabile il privilegio parlamentare», poiché si tratta di un «delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza». Per i fatti di via Bellerio Bossi è stato condannato a 4 mesi, poi la Cassazione ha annullato e chiesto un nuovo processo, anche perché nel frattempo la Consulta ha messo in dubbio la legittimità di quella perquisizione.
Le tre imputazioni che il Parlamento europeo ha considerato coperte da immunità sono per reati di opinione: a Brescia per aver definito «un gran cornuto» il magistrato Agostino Abate (comizio a Tradate, 26 febbraio 1996, condanna a un mese e dieci giorni); a Bergamo per aver istigato centinaia di militanti leghisti a «individuare chi ha votato fascista, non interessa An eccetera, fascisti si tratta, nemici del nord, individuateli uno per uno, non vanno lasciati fuggire questa marmaglia (...) uno per uno ricordate, segnatevi: ho sentito che vota fascista, che andiamo a prenderli, brutta canaglia (...) vi mangiamo vivi fascistacci, brutti fascisti schifosi (...) i fascisti sappiano che il loro posto è da Napoli in giù (...) siamo delle belve quando ci sono i fascisti intorno, siamo delle belve anche se sono camuffati, anche se sono finiani, finini o quello che volete chiamarli» (comizi a Brembate di sopra e Albano Sant’Alessandro, 4 agosto 1995); a Padova per aver detto di Fabrizio Comencini, ex della Lega, «Traditore, insetto, parassita, sfaticato (...) sputagli in faccia, schiaccialo» (congresso di Bassano del Grappa e varie interviste, 1998).
In questi tre casi il Parlamento europeo ha deciso di riconoscere l’immunità perché i deputati (Bossi lo è stato dal 1994 al 2001, lo è di nuovo dal luglio 2004) «non possono essere soggetti a nessuna forma d’inchiesta, detenzione o procedimento giudiziario in merito a opinioni o voti espressi nell’esercizio delle loro funzioni».