L’evangelario illustrato dagli artisti contemporanei

Contenuti antichi, design contemporaneo. E prodotto singolare, perché si tratta del nuovo Evangeliario ambrosiano, il solenne libro liturgico che raccoglie il Vangelo delle domeniche, delle feste e delle solennità. Nel Mille era il prezioso volume di Ariberto, capolavoro di oreficeria romanica. Oggi a illustrare ed esaltare le parole del Vangelo lette durante la Messa sono le settantatré tavole di maestri dell’arte contemporanea come Nicola De Maria, Mimmo Paladino e Ettore Spalletti. Accanto ai testi sacri, anche gli scatti del fotografo Giovanni Chiaramonte e dei due giovani artisti Nicola Samorì e Nicola Villa. Dal 5 novembre all’11 dicembre 2011, la mostra dal titolo «La bellezza nella Parola» illustrerà il nuovo Evangeliario ambrosiano, che sarà presentato dai cardinali Angelo Scola e Dionigi Tettamanzi il 4 novembre, nella solennità di san Carlo Borromeo. Il percorso espositivo ruota attorno al Duomo e si snoda tra Palazzo Reale, la chiesa di San Raffaele e la Galleria San Fedele: queste opere di arte sacra contemporanea saranno messe a confronto con alcuni dei più importanti capolavori d'arte sacra antica di area lombarda. Dopo la mostra, le settantatré tavole saranno rilegate e consegnate al Duomo per l’uso liturgico. La coperta dell’Evangeliario è un trionfo di colori di Nicola De Maria, al quale sono state affidate le immagini della Resurrezione. «L’artista, uomo di fede profonda, è rimasto bloccato per tre settimane sulla Trasfigurazione. E ci ha consegnato una delle tavole in ritardo...» racconta don Umberto Bordoni, coordinatore della commissione scientifica che ha vigilato sull’accuratezza artistica e teologica delle opere. Nell’Evangeliario si può ammirare il Natale di Mimmo Paladino, con un cielo nero che irradia luce, e all’artista di Paduli è stata affidata anche la lettura iconografica del Noli me tangere, dove la Maddalena che cerca di aggrapparsi alle vesti di Gesù diventa pittura simbolica astratta, con sette petali d’oro che evocano i sacramenti e la vita della Chiesa. All’ispirazione più tormentata di Ettore Spalletti sono stati affidati i racconti della passione del Signore. La Veglia Pasquale è una pagina nera con la piega d’oro che apre alla speranza e diventa tutta d’oro per la Resurrezione. È opera di Spalletti anche la tavola che illustra l’Esaltazione della Santa Croce: un fondale rosso illuminato da una croce e da un filo d’oro. Accanto ai tre grossi nomi, i due artisti emergenti, Nicola Samorì e Nicola Villa. La Messa crismale, in cui tutti i sacerdoti rinnovano le promesse fatte al momento dell’ordinazione, è illustrata da Samorì con l’unzione del capo di Cristo, a commento delle parole di Isaia pronunciate da Gesù nella sinagoga di Nazareth: «Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione». La prima tavola è stata rimandata indietro «perché non convincente dal punto di vista teologico, i colori non erano quelli giusti», racconta padre Andrea Dall’Asta, direttore della Galleria San Fedele di Milano, che ospita una parte della mostra. Il bozzetto «respinto» di Samorì è esposto in San Fedele, così gli interessati potranno confrontare le due versioni. Una grande opera di arte sacra dopo secoli di scarsa comunicazione tra fede. Ricorda padre Dall’Asta che «a partire dal XVIII secolo il legame tra arte occidentale e cristianesimo si è indebolito: l’arte contemporanea sembra aver dimenticato, nella sua ricerca di senso, la storia di Dio nel Mondo». Una prova di futuro migliore sono anche le foto artistiche di Chiaramonte, in cui l’effusione dello Spirito è un caleidoscopio che valorizza e lascia filtrare le luci dei singoli. Cristo re è dipinto da Nicola Villa come un contemporaneo Gesù che porta per mano il ladrone in Paradiso e anche la Santa famiglia che torna dall’esilio ha volti mediorientali di grande attualità. Il progetto è stato curato da una commissione composta da don Umberto Bordoni, l’architetto Carlo Capponi, padre Andrea Dall’Asta, monsignor Domenico Sguaitamatti, il professor Francesco Tedeschi, don Norberto Valli.